Il pericolo per ora è stato scongiurato. A Londra, mercoledì scorso, la casa daste Bonhams aveva tra i lotti da battere un reperto proveniente dallasterminata (oltre 17mila opere), ignota ai più nonché controversa collezione Symes. Quel pezzo antico fa parte di un catalogo di circa mille reperti che lItalia ha chiesto al Governo inglese di avere indietro perché scavati in modo clandestino nella Penisola e trasportati illegalmente oltreconfine. La richiesta di restituzione è andata finora avanti su due canali, quello diplomatico e quello giudiziario. Il primo canale si è, però, bruscamente interrotto e, dunque, ora rimane in piedi solo linchiesta penale condotta dal pm Paolo Giorgio Ferri della procura di Roma. Questo però dà modo - finché non venga accertata, attraverso i tempi lunghi delle rogatorie, la provenienza illecita di parte delle opere della collezione Symes e ne si disponga il sequestro - di mettere allincanto quei reperti. Così come aveva fatto Bonhams. Mala casa daste, su sollecitazione del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, non ha più offerto il pezzo. Il problema, però, si potrà ripresentare. Per questo il ministero ha intenzione di rendere pubblico nei prossimi giorni lelenco completo delle opere sospette, riversandolo, con tanto di fotografie, su un sito darte di diffusione internazionale. A quel punto, chiunque parteciperà a unasta in cui vengono proposti pezzi provenienti dalla collezione Symes, potrà verificare se sono tra quelli contesi. E valutare il da farsi, con la consapevolezza che il ministero italiano, una volta che la magistratura avrà fatto il suo corso, si presenterà a chiederne conto ai nuovi proprietari. Da una parte cè, dunque, linteresse dei liquidatori della collezione Symes -lasocietà è infatti fallita - a vendere le opere per poter pagare i creditori. Dallaltra cè la volontà dellItalia di veder ritornare a casa i reperti trafugati. La questione va avanti da anni. Già agli inizi del 2001 la magistratura aveva inviato una rogatoria ai colleghi inglesi chiedendo notizie della collezione Symes. A ottobre dello stesso anno arrivava la risposta: Robin Symes è scomparso e il suo negozio a Londra è chiuso. Passano gli anni. Nel 2007 lallora ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, prende contatti con il collega inglese per avviare una definizione stragiudiziale della questione. La partita si gioca a tre: i due esponenti di Governo e i liquidatori, che hanno in mano lintera collezione. Sono loro che permettono alpool di investigatori italiani, guidati dallavvocato dello Stato Maurizio Fiorilli, che ora è anche capo di gabinetto del ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, di visionare, seppure in parte, la collezione e di valutare i reperti dubbi. La verifica porta a un elenco di un migliaio di opere trafugate, la cui provenienza illecita è suffragata da una relazione scientifica. A gennaio di questanno lItalia invia il risultato delle verifiche a Londra, sollecitando una risposta. Risposta che, dopo vari contatti, viene formalizzata agli inizi di settembre, nel corso di un incontro romano tra i tecnici italiani e i liquidatori inglesi. La posizione britannica è irremovibile: niente restituzione. Se lItalia vuole, può acquistare le opere. A quelpuntoilnegoziato, fino ad allora avvolto dal massimo riserbo, si interrompe. Si pensa così di intentare una causa civile, il cui costo si rivela però proibitivo per le già magre finanze ministeriali: a 70mila sterline, lequivalente di circa 347mila euro, ovvero 300 ore di lavoro al costo di 900 sterline lora. Non resta, pertanto, che affidarsi allindagine penale. La querelle sulla collezione Symes fa parte di un articolato puzzle giuridico-diplomatico che da tempo vede impegnato il nostro Paese in Europa e negli Stati Uniti. Negli Usa, però, le trattative, seppure dopo svariati tira e molla, sono avviate a buon fine. Sono stati raggiunti accordi con il Getty Museum di Los Angeles, con il Metropolitan di New York, con il Princeton Museum e il Fine Arts Museum di Boston. Resta ancora aperta la partita con il Cleveland Museum of art, con il quale sono in corso trattative per la restituzione di i8 pezzi. Laccordo potrebbe essere chiuso entro fine anno. Il negoziato più difficile - e di maggior impatto mediatico - è stato quello con il Getty, che ha accettato di far rientrare in Italia, seppure tra due anni, la Venere di Morgantina. Laltra grande opera oggetto del contendere è latleta attribuito a Lisippo, sulla cui sorte, però, si deve attendere lesito del ricorso presentato dalla procura della Repubblica di Pesaro contro la decisione del Gip di archiviazione della procedura di confisca. Secondo il Gip, infatti, lacquisto della statua da parte del Getty è avvenuto in buona fede. Il riesame del decreto di archiviazione dovrebbe avvenire entro fine anno. E, invece, già rientrato in Italia il cratere di Eufronio, che prima faceva bella mostra di sé nelle vetrine del Metropolitan. Sempre dal museo newyorkese si attende larrivo degli argenti di Morgantina. La campagna di recupero si muoverà anche verso il Giappone: nelle raccolte di arte antica di Kyoto e Tokio sono presenti pezzi di provenienza dubbia. Altrettanto si può dire - ritornando in Europa - per il Museo delle antichità di Monaco di Baviera e il Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. Questultimo, in particolare, ha acquistato molte opere sul mercato svizzero, reperti di cui non poteva non sospettare lorigine furtiva, avendo collaborato agli scavi regolari qui in Italia.
Internet contro i ladri darte
Il governo italiano ha chiesto il ritorno di un reperto proveniente dalla collezione Symes, una collezione di arte antica sospetta di essere stata trafugata. La collezione era stata venduta da una casa d'aste inglese, Bonhams, che aveva ricevuto il reperto su sollecitazione del ministro dei Beni culturali italiano. Il governo italiano ha richiesto la restituzione del reperto, ma la casa d'aste ha rifiutato di restituirlo. Il governo italiano ha quindi deciso di intentare un'indagine penale e di rendere pubblico un elenco delle opere sospette provenienti dalla collezione Symes. Il governo italiano ha anche avviato trattative con altri musei e collezioni per la restituzione di opere trafugate.
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