E' stato riaperto, dopo il restauro, il Museo di Storia contemporanea di via Sant'Andrea, che raccoglie cimeli (quadri, documenti, sculture, oggetti, libri) di storia patria e lombarda. Ad inaugurarlo, l'assessore alla Cultura. Salvatore Carrubba, e il direttore del museo, Roberto Guerri. L'edificio venne donato al Comune nel 1945 da Lydia Caprara di Montalba. Vero gioiello nel quadrilatero della moda, è stato ampliato per ospitare anche esposizioni temporanee Sono molti i musei che possono vantare capolavori, ma quanti possono fregiarsi della presenza di un fantasma? I direttori di museo hanno sempre mantenuto le distanze dalle leggende ostentando un distacco scientifico. Eppure, questa volta, a diffondere la storia del fantasma che abita il Museo di Milano è proprio il direttore Roberto Guerri. Ci crede davvero o gli fa gioco? Impossibile metterlo alle strette: se anche non ci crede, il gioco, ormai, gli piace molto. Ma chi è questo fantasma? Niente meno che una contessa, Lydia Caprara di Montalba, sposa di Gian Giacomo Morando Attendolo Bolognini, proprietario del palazzo di via Sant'Andrea. La nobildonna, morta senza eredi diretti nel 1945, donò il lussuoso edificio al Comune che vi trasferì il Museo di Milano e di Storia contemporanea, prima ospitato nel Palazzo Sormani. Nel 1994, furono avviati i lavori di ristrutturazione; i custodi cominciarono a sentire voci, passi, mobili che si spostavano e solo quando i lavori terminarono, il fantasma si placò e scomparve. Da un paio di anni, però, conferma il direttore, la contessa è tornata. A supervisionare, si direbbe, la nuova ristrutturazione che ha ampliato gli spazi del piano terra recuperando una superficie totale di 750 mq verso via Bagutta, destinati alle mostre temporanee. Inoltre è stato modificato l'allestimento delle sale del primo piano che adesso ospitano la raccolta permanente più la collezione Litta. Al secondo e terzo piano, infine, sono stati rinnovati gli uffici, le sale laboratorio per le scolaresche e i depositi visitabili. Martedì il Musèo riaprirà al pubblico con una mostra dedicata ad Alcide De Gasperi e una sorpresa anche nella facciata dove è stato riportato alla luce un fregio ottocentesco. Nella sua nuova veste, quindi, il palazzo si presenta ora come un piacevole ibrido fra una casa museo (come il Poldi Pezzoli per intenderci, con una parte .delle stanze arredate con affreschi, quadri; mobili, vasi cinesi e tendaggi come ai tempi della contessa Lydia),e un museo storico, il cui nucleo fu costituito nel 1934 quando il Comune acquisì la raccolta del commendatore Luigi Beretta composta di incisioni, cimeli e dipinti della storia di Milano dalla seconda metà del '600 fino ai primi anni del '900. Non solo. Il palazzo adesso è diventato anche un museo del collezionismo milanese dove sono convenute le collezioni di diverse famiglie, ultima delle quali la raccolta Litta: 49 opere in deposito dall'Ospedale Maggiore cui erano state donate nel 1899 da Eugenia Attendolo Bolognini Litta Visconti Arese, zia del marito del fantasma nonché amante di Umberto I. Pare che sia lei la bellezza femminile che raffigura «La preghiera del mattino» statua scolpita da Vincenzo Vela e commissionata da Giulio Litta Visconti Arese, mecenate, patriota, esiliato da Radetsky dopo le Cinque Giornate di Milano. Ci sono insomma tutti gli ingredienti - storia, arte, aneddoti - perché il Museo diventi un gioiello della città. «Sorge al centro del quadrilatero della moda insinua l'assessore alla Cultura Salvatore Carubba se fossimo a Parigi un museo così sarebbe già stato adottato dalle "firme" che lo circondano. Vedremo cosa sapranno fare a Milano».