La scoperta A Lipari, nella zona marina in cui doveva sorgere un mega-porto turistico privato, si nasconde unautentica miniera archeologica. Un immenso patrimonio storico risalente alletà romana imperiale costituito da templi, strade, pavimenti decorati e mura di cinta, individuati nella baia che da Marina Lunga si snoda fino al Pignataro. La conferma della straordinaria scoperta è stata data nei giorni scorsi dai responsabili della Sovrintendenza del mare di Palermo che, ad appena 9 metri di profondità, hanno individuato altri nove basamenti di colonne sacre adagiate su quel che resta di un enorme salone, un ampio muro perimetrale e un ben conservato lungo selciato rotabile. «Tutto il resto è completamente sommerso da sabbia e pomici - dice il professor Sebastiano Tusa, responsabile della Sovrintendenza del mare -. Quindi il lavoro di recupero sarà lungo e capillare e le sorprese, vedrete, non finiranno». Insomma a Lipari sta lentamente venendo alla luce quanto si credeva fosse una leggenda. Si racconta infatti che attorno al 200 d. C. a causa di un violento bradisismo, unampia zona marina finì sepolta dalle acque. «È evidente - ribadisce Tusa - che, di fronte a queste ulteriori scoperte, quel porto turistico non dovrà essere realizzato». E in tal senso sono molteplici i comitati isolani che stanno inviando petizioni al ministro dei Beni Culturali e allo stesso assessore competente della Regione Sicilia affinché quella struttura non venga realizzata. «Sarebbe delittuoso tornare a seppellire parte della storia eoliana, in questo caso tra cemento e bitte dogni genere», si legge in una delle petizioni. Luigi Barrica