«I musei meridionali sono a rischio, se non si interviene assicurandoci almeno l'ordinarietà, non avremo l'opportunità di saldare i debiti e custodire le opere. Rischiamo di chiudere i musei alle 14 senza poter aprire nel pomeriggio». È l'allarme lanciato dal soprintendente Nicola Spinosa a margine dell'inaugurazione della mostra di Louise Bourgeois a Capodimonte: un susseguirsi di emozioni, spaziali, temporali, un confronto continuo tra le creazioni moderne dell'artista nata a Parigi (ma newyorchese dal 1938) che mai aveva esposto in Italia. S'inaugura una bella mostra, ma si parla, si deve parlare, anche delle difficili condizioni in cui è costretto ad operare chi si occupa di musei. Il grido d'allarme, manco a dirlo, è di Nicola Spinosa, soprintendente del Polo museale napoletano, che nel presentare la mostra di Louise Bourgeois a Capodimonte, fa una radiografia in termini preoccupati e preoccupanti della situazione: «I musei meridionali - dice - sono a rischio, se non si interviene assicurandoci almeno l'ordinarietà, non avremo l'opportunità di saldare i debiti e custodire le opere. Spero che il ministro Bondi possa far capire al ministro dell'Economia che l'osso portante di questo Paese è soprattutto il nostro immenso patrimonio culturale. Se non lo recuperiamo e valorizziamo, correremo grossi rischi, tra i primi quello di chiudere i musei alle 14 senza poter aprire nel pomeriggio». Problemi di fondi, quindi, tema non nuovo ma più attuale che mai alla luce dei tagli decisi dal governo che penalizzano in primis il settore culturale. Ma torniamo alla mostra. Difficile stabilire quale opera, tra le sessanta in esposizione, riscuota maggiore gradimento: quelle sospese nella sala intitolata a Raffaello Causa, o le due installazioni create per Capodimonte, e quindi inedite, in anteprima mondiale a Napoli («Cells», celle), oppure «Maman», il grande ragno (uno dei segni dell'artista), che sembra ideato e fatto apposta per il grande cortile della reggia-museo e che colpisce con grande immediatezza il visitatore. Tanto da far sperare che possa restare tra il grigio delle colonne di piperno e del basolato, il rosso pompeiano delle pareti che circondano la struttura, il verde del parco che fa capolino al di là dei cancelli. La mostra di Louise Bourgeois, inaugurata in anteprima ieri a Capodimonte (questa mattina l'apertura al pubblico) è un susseguirsi di emozioni, spaziali, temporali, un confronto continuo tra le creazioni moderne dell'artista nata a Parigi (ma newyorchese dal 1938) che mai aveva esposto in Italia. È la prima volta, dunque, che la Bourgeois, 97 anni a Natale, espone in Italia, in un museo. Perché sia una mostra «per», e non «a» Capodimonte, lo ha spiegato il soprintendente, alla presenza di Antonio Bassolino, presidente della Regione (che ha sostenuto la mostra), e di Jerry Gorovoy dello Studio Bourgeois: «Non abbiamo voluto presentare una antologica della Bourgeois, abbiamo invece voluto mettere in contatto le creazioni d ell'artista, che è un'icona della modernità, con i grandi capolavori dell'arte di tutti i tempi che a Capodimonte sono di casa. E questo lo abbiamo fatto in contatto continuo con l'artista, che ha visto e rivisto le collezioni, i cataloghi, i video che le abbiamo inviato, e i componenti del suo Studio di New York, tra cui Jerry Gorovoy, che poi è stato delegato a seguire l'allestimento dalla stessa Bourgeois. La quale ha deciso, quindi, in quali ambiti, in quali sale,a confronto di quali opere, dovessero essere collocati - in ragione del tema, dei colori, delle emozioni da lei provate ammirando i Carracci, i Caravaggio, Botticelli, Artemisia Gentileschi e gli altri Maestri - i suoi lavori». Il soprintendente (e con lui Bassolino) ha anche accennato alla felice contemporaneità di eventi, da Artecinema all'Augusteo (stracolmo l'altro ieri per le anteprime del film di Corsicato su Ettore Spalletti e di quello sulla Bourgeois) alla inaugurazione, mercoledì, al Madre della mostra di Rauschenberg, «in un rapporto con il Madre che dovrebbe andare oltre - ha aggiunto Spinosa - ma questo dipende dalle istituzioni. Noi qui a Capodimonte puntiamo da anni sul rapporto tra l'arte classica, antica e quella contemporanea, che risale al "Cretto nero" di Burri, che la Fondazione Burri minaccia di rivolere indietro ma che invece appartiene a questa città, a questo Museo. Abbiamo già perso lo "Scheletro" di De Dominicis, ma su Burri non cederemo».