Non si può abbandonare del tutto la vocazione "generalista" In questi ultimi giorni due diversi interventi hanno affrontato il tema della vocazione turistica della città: il primo, di un lettore del Mattino, che sollecita maggiore attenzione sui temi della vivibilità e sicurezza quotidiana, e sulla maggiore fruibilità del nostro grande patrimonio artistico e museale. Il secondo, su Repubblica, di Daniele Pitteri, secondo cui sarebbe finito il tempo delle vocazioni turistiche "generaliste" (binomio arte-paesaggi). Mi permetto di offrire a queste riflessioni un altro punto di vista, con due necessarie premesse. La prima: lattuale "Sistema Turismo Italia" è in sofferenza, poiché non utilizza strumenti efficaci per vincere una competitività internazionale sempre più difficile. La seconda: il turismo è sistema, e un sistema funziona quando tutti gli attori in campo sanno qual è il proprio compito e lo svolgono coordinandosi tra loro. Istituzioni pubbliche, parapubbliche e private. Anche su questo cè una sostanziale sofferenza.