le proposte Spazio affascinante ma difficile: Sant'Ambrogio una sfida per tutti Quattrocento metri quadrati. All'incirca. Dimensioni che non consentono certamente di pensare in grande. Anche se, in verità, pensare in grande occorre proprio per immaginare il futuro dell'ex chiesa del monastero di Sant'Ambrogio, restaurata per ospitare il museo di arti applicate. Anche se ora - finiti lavori che consentono l'apertura al pubblico almeno di una parte del complesso - sulla destinazione sembrano esserci più dubbi che certezze. Due anni fa - proprio di questo periodo - era stato costituito un comitato scientifico per la rinascita di Sant'Ambrogio. In verità, fino a oggi, il comitato è rimasto praticamente sulla carta: si è ritrovato in una sola occasione per effettuare una visita all'interno della chiesa della Trasfigurazione - questo il vero nome del tempio del monastero di Sant'Ambrogio - durante il restauro. Del comitato fanno parte storici e tecnici, tra i quali anche il sovrintendente per i beni architettonici Alberto Artioli, affiancati da un consiglio direttivo formato, tra gli altri, dal sindaco Tiziana Sala, dal critico d'arte Philippe Daverio, dal progettista dell'intervento di restauro Marco Dezzi Bardeschi. Dovrebbero essere questi due organi a definire un progetto per riempire la vecchia chiesa ritenuta un autentico gioiello e che tre lustri fa rischiava di crollare. Ora che la chiesa è stata restaurata ed è pronta per essere riconsegnata alla città, occorre immaginarne il suo destino. Per evitare che rimanga una scatola vuota. Compito che appunto sarebbe del comitato scientifico. Anche se al momento non sembra ancora all'orizzonte una sua convocazione per cominciare a discutere sulle prospettive. Che quella debba essere la sede di un museo, sembrano essere tutti d'accordo. Anche se si dovranno fare i conti proprio con quei soli quattrocento metri quadri di superficie disponibile. Perché un museo ha bisogno sì di spazi espositivi - e già solo per questo quattrocento metri quadri potrebbero rivelarsi insufficienti - ma anche di magazzini e uffici. Se si vuole pensare a un museo serio, come deve essere. «Vanno ripensati un po' tutti gli spazi - dice per esempio Giancarlo Montorfano, uno dei componenti del comitato scientifico - e bisognerà pensare a una sede multimediale. L'intervento di salvaguardia che è stato fatto è eccezionale, anche se non tutti si è d'accordo sul tipo di interventi. Assieme a Santa Maria, la chiesa della Trasfigurazione rappresenta un unicum. Ecco, occorre pensare a un collegamento. Occorrono anche magazzini come in tutti i musei dove non è esposta l'intera raccolta. Certo, non fosse stato abbattuto il monastero, la sede sarebbe già bell'e pronta. E sarebbe stata un gran bella sede. Nell'ex chiesa si potrebbe pensare all'esposizione di arredi, merletti e altri manufatti di un certo valore. Si potrebbe pensare a un collegamento con la biblioteca e con altre strutture». Da parte sua, Alberto Novati, egli pure membro del comitato scientifico, parla della chiesa come struttura di un museo diffuso sul territorio non solo cittadino. «Non potrà certo essere un museo dell'Ottocento - dice - ma dovrà essere articolato con altre sedi. Sant'Ambrogio potrebbe essere il museo della città, ma bisogna al museo del territorio del mobile, che tenga conto del "sistema Brianza", ragionando sui nuclei che sono cresciuti attorno a più di un centro. In Sant'Ambrogio potrebbe avere sede la storia del disegno del mobile, altrove altri disegni specialistici. E poi c'è la biblioteca specializzata della scuola d'arte. C'è Cantù, ma c'è anche Inverigo». Ma è una scelta, quella del museo, che va saggiata con attenzione, come dice Peppo Peduzzi dell'associazione "Amici dei musei": «Sant'Ambrogio è uno spazio affascinante ma di difficile gestione, anche per le scelte del restauratore che ha deciso di lasciare le strutture interne e così una parete sta lì a dividere la navata centrale. Condizionando l'uso dell'intera struttura». Non solo museo, per Peduzzi: «Si potrebbe verificarne l'acustica e pensare di trasformarla in una sala concerti. Anche perché i contenitori in città sono anche in esubero: c'è, per esempio, Villa Calvi che è usata poco e potrebbe essere usata di più. Per Sant'Ambrogio si potrebbe pensare anche a una biblioteca: c'è l'area centrale della navata e poi ci sono tanti piccoli studioli che potrebbero essere utilizzati per la lettura, i collegamenti internet, la riproduzione di video. E' uno spazio difficile, ogni intervento va studiato con cura».