Il consigliere Favey: «È uno scafo d'epoca tutelato dalla normativa» BRIENNO Si allarga il fronte delle proposte per salvare dalle mazze demolitrici uno storico battello del Lago di Como, il Plinio. A differenza di quanto sta avvenendo per il Patria, il proposito non è certo quello di rimettere in linea il piroscafo, ormai privo dell'apparato propulsore, quanto di trovare un'idonea collocazione a testimonianza dell'epoca della navigazione a vapore e di una storia che non merita d'essere cancellata. A sollecitare un intervento che abbia a scongiurare la fine del Plinio è capogruppo della minoranza in consiglio comunale a Brienno, Carlo Favey «Dal momento che il battello è stato costruito prima del 1933 non è possibile passare di punto in bianco alla demolizione ? dichiara Favey ? in quanto il bene appartiene al patrimonio culturale e come tale deve essere tutelato. Lo stabilisce il decreto legislativo 22 gennaio 2004 numero 42 riguardante i beni culturali e del paesaggio. All'articolo 11 comma 1 sta scritto che sono assoggettate alle disposizioni i mezzi di trasporto aventi più di 75 anni. La cosa più semplice sarebbe di intestare il battello a una persona giuridica senza fini di lucro in modo da dare corpo all'immediatezza della dichiarazione di interesse culturale senza bisogno di ulteriori adempimenti formali, aggirando le lungaggini burocratiche. All'estero si costruiscono musei per locomotive e piroscafi, noi riusciamo a distruggere questi meravigliosi pezzi d'epoca». Il Plinio, in grado di trasportare fino a 800 passeggeri, era stato posto in disarmo nel 1968 con una criticata decisione dalla Gestione governativa e venduto all'asta come rottame al prezzo base di due milioni e mezzo delle vecchie lire. La gara era stata vinta dall'imprenditore Galli di Mezzegra il quale aveva rimorchiato il battello fino a Cadenabbia ancorandolo davanti a Villa Carlotta, poi era stata concordata la vendita a Giovanni Rizzi titolare del centro nautico Alto Lario di Colico che l'aveva ormeggiato stabilmente utilizzandolo come frangiflutti, ristorante e pub galleggiante. L'ultimo atto era stato rappresentato dal trasferimento a Verceia a servizio del ristorante «La Barcaccia», ma la collocazione era entrata in collisione con le regole della riserva naturale del Pian di Spagna. Tra le memorie del piroscafo c'è quella del capitano Maurizio Caminada il quale prima della sua scomparsa avvenuta a Camerlata il 10 novembre 1995 aveva messo da parte un appunto per ricordare l'attribuzione al «Plinio» del prestigioso Nastro Azzurro, un riconoscimento conferito al termine di una storica competizione con la corriera di linea nella tratta Como Bellagio. «Con un carico di carbone di primissima scelta e le caldaie spinte al massimo ? raccontava Caminada ? il piroscafo aveva vinto la gara di velocità, tenendo conto del fatto che lungo il tragitto la corriera non aveva incontrato particolari ostacoli. Quel battello, varato nel 1903, era il più bello, il più veloce e il più maneggevole della flotta lariana. Raramente aveva subìto avarie. Allora la navigazione assolveva principalmente alle esigenze di trasporto passeggeri, non c'erano i radar e in caso di nebbia si guardava la bussola. Per stabilire le distanze tra un pontile e l'altro si contavano i giri delle macchine, tanti giri, tanti metri, poi si tirava la funicella del fischio e si batteva la campana». Ricordi destinati a essere cancellati con l'ormai decretata demolizione? Marco Luppi
Brienno Il Plinio è archeologia navale Una legge vieta la demolizione
Il consigliere Favey di Brienno sta cercando di salvare il piroscafo storico "Plinio" dal demolitore. Il battello, costruito nel 1903, è stato messo in disarmo nel 1968 e venduto come rottame. È stato utilizzato come frangiflutti, ristorante e pub galleggiante, ma la sua collocazione è entrata in conflitto con le regole della riserva naturale del Pian di Spagna. Favey sostiene che il Plinio è un bene culturale e deve essere tutelato, e che la sua demolizione sarebbe un errore. Ha proposto di intestare il battello a una persona giuridica senza fini di lucro per dare corpo alla dichiarazione di interesse culturale.
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