Trenta giorni di passione. Sono quelli che cominciano in queste ore per le biblioteche dell'Emilia-Romagna, e che si concluderanno con il varo del piano triennale della giunta destinato a finanziare, oltre agli istituti librari, anche i musei. Sul tappeto c'è la possibilità o meno di mantenere in piena efficienza un sistema 1.050 biblioteche che finora ha collocato il nostro territorio su un piano di riconosciuta eccellenza. «L'anno scorso come ha spiegato ieri la soprintendente per i Beni librari della Regione, Rosalia Campioni, durante la presentazione del catalogo completo delle biblioteche emiliano-romagnole i finanziamenti per le nostre attività hanno toccato complessivamente i 2 milioni 300 mila euro. Una somma precisa la Campioni che per il 55 per cento è stata impegnata nelle opere di catalogazione, informatizzazione e censimento del patrimonio, e per il restante 45 per cento è stata assorbita dai piani provinciali. Ma ora siamo all'osso. Se ci dovessero essere dei tagli, la situazione si farebbe decisamente preoccupante». L'allarme della soprintendente è arrivato in tarda mattinata, al termine dell'incontro organizzato a Palazzo Bonasoni nuovissima sede dell'Istituto Beni Culturali, in sigla Ibc per illustrare i due ponderosi volumi di più di mille pagine in tutto, pubblicati con il Ministero per i beni culturali nell'apposita collana dell'Editrice Bibliografica, che schedano con ampi apparati le biblioteche che si estendono da Piacenza a Rimini. C'erano, con la soprintendente, il presidente dell'Ibc Ezio Raimondi, il direttore generale per i Beni librari e gli istituti culturali Francesco Sicilia, Anna Maria Man-dillo dell'Istituto centrale per il Catalogo unico e l'assessore regionale alla cultura Marco Barbieri. Ed è stato quest'ultimo a rispondere alle preoccupazioni della soprintendente: «I tagli apportati ai bilanci regionali anche da questa Finanziaria ha spiegato sono stati robusti. Credo che l'amministrazione regionale abbia fatta finora un miracolo a mantenere stabili i finanziamenti, e sono convinto che di qui a un mese, coordinandoci con le diverse realtà locali, troveremo una soluzione soddisfacente. Certo, devo ammettere che i nostri Comuni sono molto più pronti a fare sinergia quando si tratta di discutere di piani regolatori che di musei o attività culturali». Detto in soldoni: si tratterà di capire quale fetta andrà al servizio librario rispetto ai fondi di cui gode (legge 18) l'Istituto Beni Culturali, di cui la Soprintendenza libraria è un settore. Ma qual è lo stato di salute delle biblioteche emiliano-romagnole? E a che cosa si riferisce esattamente 1'allarme lanciato ieri? L'Emilia-Romagna dei libri è, storicamente, in buone condizioni: le sue 1.050 biblioteche, tutte funzionanti, rappresentano un'ottima percentuale se rapportata al totale nazionale, che è di 13 mila. Meglio della nostra regione è, per quantità, la sola Lombardia. Lusinghieri sono anche i dati relativi all'accesso aperto a tutti e ai servizi di informazioni biliografiche (circa il 75 delle biblioteche risponde a questi requisiti). Ma proprio sulla qualità dei servizi e sulla formazione del personale il tasto si fa dolente. «Un documento approvato l'anno scorso dalla giunta regionale ha ricordato la Campioni metteva in primo piano il problema degli standard di qualità che le nostre biblioteche devono raggiungere per diventare effettivamente istituti di eccellenza. Chiedo a che punto siamo. Su questo punto si deve investire di più». Il personale, allora. Ecco l'altro nodo delicato, su cui anche il professor Sicilia ha convenuto: «Da ormai vent'anni, dopo la legge 285 osserva il direttore generale gli ingressi di nuovo personale nell'amministrazione pubblica sono praticamente bloccati. Il nostro personale più giovane viaggia ormai sui 40-50 anni. Abbiamo perso l'occasione di formare una generazione nuova, e di avviarla a professioni delicate come quella del bibliotecario». Ed è toccato alla Campioni rincarare la dose: «Ormai, anche nelle nostre biblioteche è invalso l'uso di affidarsi all'esterno per la copertura di servizi diversi. E anche questo pone a rischio il livello delle prestazioni che siamo in grado di fornire. Eppure, le crescenti esigenze della catalogazione, del censimento e della tutela dei nostri fondi librari e archivistici offrirebbero anche eccellenti sbocchi professionali». Basta pensare agli 800 mila volumi dell'Archiginnasio di Bologna, ai 405.227 della Malatestiana di Cesena (più 3.894 cinquecentine) o ai 700 mila della Classense di Ravenna (più un tesoro di 8.010 cinquecentine) per capire che non è il materiale pregiato che manca. Fra 30 giorni sapremo se ci sono anche i mezzi per valorizzarlo.