Bondi: «Un pool internazionale contro il mercato clandestino» Alle accuse di Francesco Rutelli sulla gestione del ministero per i Beni e le attività culturali, il ministro Sandro Bondi risponde con i fatti. All'asta di Londra di oggi non andranno alcune opere italiane trafugate. Ma prima ancora che in serata giunga la positiva notizia, il ministro traccia già il futuro della diplomazia culturale e risponde al democratico aprendogli le braccia: «Voglio un'alleanza per la cultura, è necessario essere costruttivi. Io voglio collaborare con Rutelli, ma le piccole scaramucce politiche devono finire». Insomma, Bondi si allinea al governo e tende la sua mano all'opposizione. Anche perché non c'è tempo da perdere. E durante la conferenza stampa di presentazione dei dati - positivi - sull'attività del Comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio, parla poco di ciò che si è fatto per concentrarsi su quello che si deve ancora fare. Le parole d'ordine sono «cooperazione internazionale». Cooperazione internazionale per il recupero delle opere d'arte trafugate, prima di tutto. «La nostra Arma è un modello per gli altri Paesi ed è in prima linea nella battaglia al traffico illecito anche in campo internazionale», spiega ricordando che la Romania sta istituendo un corpo di polizia, predisposto a questa attività, che si ispira al nostro. «Ieri ho visto il collega ministro tedesco - dice Bondi - e altri incontri sono in programma con la Gran Bretagna, la Spagna, la Russia e la Repubblica Ceca». Da Roma, dunque, parte un progetto globale contro il traffico illegale. Cooperazione internazionale anche negli investimenti. Non più soldi sborsati solo dallo Stato. A far respirare gli oltre quattromila musei italiani «arriveranno anche i privati» di casa nostra. Ma anche investitori stranieri, in particolare si sta lavorando con americani e arabi. «È vero che le risorse per la cultura sono poche - spiega il ministro - ma sono convinto che quando si hanno idee che valgono, i soldi arrivano». Il piano per la creazione di una grande rete italiana di musei e siti archeologici partirà tra gli ultimi mesi del 2008 e i primi del 2009. Tra gli investitori pubblici ci sarà Arcus. Mentre i privati saranno soprattutto fondazioni bancarie. Se in Italia si lavora senza sosta, gli uomini di Bondi non si fermano in terra straniera. Alain Elkann, suo colaboratore, è appena rientrato da un viaggio negli States dove ha visitato 11 musei e avviato rapporti che frutteranno alcuni accordi. «I musei stranieri cercano opere, ma anche collaborazione scientifica e know how», spiega il ministro. Tanto che il Louvre ha chiesto aiuto all'Italia per formare i suoi restauratori. Tra le alleanze possibili c'è quella con il museo di Atlanta, ma «ci sono molti altri musei - dice Elkann - in Texas, nel Missouri, a Philadelphia, in California, e desiderano avere prestiti, incontri con noi, possibilità di accordi». In tema di accordi il numero uno della Cultura annuncia che Pompei potrebbe beneficiare di un grande investimento: l'americano Packard ha versato nel 2004 12 milioni di euro per Ercolano e potrebbe staccare un altro assegno. «Diplomazia culturale è anche questo», vibra Bondi dando un ultimo calcio alle accuse di Rutelli. «Io sto lavorando - dice camminando verso l'uscita del Comando - lascerò al nostro Paese qualcosa di solido e duraturo».