La mostra che si apre sabato al Museo di Santa Giulia a Brescia, dedicata a "Van Gogh, disegni e dipinti", potrebbe essere quella che chiude un ciclo ma anche che ne apre uno nuovo, in linea con i tempi di crisi che stiamo attraversando. Rimanendo al dato oggettivo, questa è la rassegna che conclude i cinque anni di Marco Goldin a Brescia. Anni di grandi successi, che hanno portato in città - a vedere Monet e gli impressionisti, Van Gogh e Gauguin, i pittori americani, Millet e Mondrian quasi due milioni e mezzo di visitatori. Ma se si concretizzeranno alcune notizie dellultima ora, potrebbe anche essere lesposizione-ponte verso un nuovo "ciclo Goldin", il quale dopo laddio del sindaco Paolo Corsini e il benservito della nuova amministrazione di centro-destra, potrebbe essere ripescato dal Comune, rimasto improvvisamente "orfano" di valide alternative sul fronte delle grandi mostre che aveva segnato in profondità la vita culturale della città e rivoluzionato la sua immagine di metropoli industriale in quella di città darte. Per la nuova gestione delle sue mostre Brescia aveva contattato, tra gli altri, anche Vittorio Sgarbi, ma col pirotecnico critico ed ex sottosegretario si è passati rapidamente da un annuncio di matrimonio ad un annuncio di querela, sporta da Sgarbi contro il presidente della Commissione cultura del Comune Angelo Piavanelli, di Forza Italia, che laveva definito "diseducativo". Alla fine, dunque, è tornato in auge un possibile "Goldin bis", per il quale lo stesso Sgarbi indirettamente si è speso, sostenendo che «Brescia dopo di lui si spegnerà, mentre il direttore di Linea dOmbra accenderà altre città perché la sua formula è efficiente ed efficace». Lultima proposta di Linea dOmbra al Comune, su cui cè lapprezzamento dellassessore alla cultura Andrea Arcai, è una bozza di convenzione in cui Goldin si offre di collaborare per altri due anni nellorganizzazione di mostre proposte anche dal nuovo comitato scientifico promosso dallAmministrazione, con budget ridotti rispetto al passato e più spazio al territorio e ai suoi artisti. «Penso a degli eventi che coinvolgerebbero oltre a Santa Giulia, anche il Castello, Palazzo Martinengo, la Pinacoteca e le Accademie», mentre il tema individuato da Goldin per il 2009 sarebbe larte italiana tra 800 e 900, che troverebbe risonanza anche nelle numerose gallerie darte della città. Ma non è solo in questo senso che la mostra su Van Gogh che si apre sabato si può definire unesposizione-ponte. Il fatto è che a fronte delle mostre-monstre del passato - quelle da 400 quadri, degli 80 eventi collaterali, dei tour teatrali e musicali di presentazione (con Antonella Ruggiero e una schiera di vip), che hanno aperto buchi consistenti nel bilancio di Linea dOmbra pur richiamando a Brescia i 2.5 milioni di visitatori - questa esposizione si presenta con una sobrietà quasi francescana (anche se il suo costo di aggira sui 5.5 milioni): essa rinuncia del tutto agli "effetti speciali" ad alto impatto comunicativo per concentrarsi sulle intense emozioni trasmesse dai disegni in cui Van Gogh manifesta (prima con goffaggine, poi via via con sempre maggiore maestria) la sua anima più segreta, valorizzando inoltre le idee espositive con una allestimento di particolare eleganza. È un modello - più contenuto, più sobrio, più concentrato - che pare più congeniale ai nuovi sviluppi che lattuale contingenza economico-politica sta imponendo anche nel mondo dellarte. Il taglio governativo ai fondi per la cultura, unito alle difficoltà del mondo bancario, che con le sue fondazioni è stato finora tra i maggiori finanziatori delle mostre, e alla rarefazione degli sponsor industriali, non potrà non avere conseguenze pesanti sui budget disponibili per queste iniziative. A ciò si deve aggiungere un mutato atteggiamento dellopinione pubblica e dei suoi rappresentanti politici, sempre più inclini a considerare la cultura più che un apporto prezioso alla convivenza civile, un lusso che il nostro paese non si può (o vuole) permettere. È di ieri lo stop del Comitato per il patrimonio storico-artistico «agli eccessi delle mostre-spettacolo» che ormai sfiorano quota 700, mentre il ministro Bondi ha annunciato che dora in poi i musei potranno prestare le loro opere per le esposizioni (ne girano circa 15mila lanno) solo in cambio di finanziamenti per la manutenzione o il restauro. «Certo bisognerà sforbiciare le spese - è il commento di Goldin adeguare i progetti ai fondi disponibili, magari contenere i quadri provenienti dallAmerica. Ma nulla vieta di confezionare comunque un prodotto, uso questo termine malvolentieri, insieme raffinato, scientificamente ineccepibile e apprezzato dal grande pubblico. Poi la gente capisce, e si fida di chi non la prende in giro: non a caso nonostante la crisi noi abbiamo già raggiunto quota 110 mila prenotazioni.. Con me il mondo intellettuale è prevenuto, ma questi numeri li faccio solo io».