La cultura è uno dei motori delleconomia reale e dello sviluppo. Le imprese private devono gestire in modo integrato i beni culturali, la cui titolarità deve restare allo Stato, e i servizi museali in particolare, accrescendo le proprie dimensioni per essere competitive a livello mondiale. Da questa premessa è stato creato un nuovo polo nazionale nel settore: Civita Servizi e la Gebart del gruppo Abete hanno stabilito partecipazioni azionarie incrociate. La Gebart ha in gestione, tra gli altri, i bookshop nel Museo Nazionale del Cinema a Torino e nel Palazzo delle Esposizioni a Roma e i servizi in dodici musei nazionali. «Lobiettivo è creare un polo italiano dei servizi museali integrati, dalla biglietteria al bookshop, perché separarli non ha senso - sottolinea Luigi Abete, presidente del gruppo Abete -. Non si tratta solo di mettere insieme le aree in gestione a Gebart e a Civita Servizi odi mettere in sinergia le professionalità delle due società. Vogliamo raggiungere una dimensione competitiva adatta alla sfida di qualificare lofferta culturale a fronte di competitori internazionali di grandi dimensioni, attivando altre risorse private e aggregando piccole imprese locali». La domanda di servizi culturali cresce ma le dimensioni degli operatori nazionali e le rigidità del soggetto pubblico, non permettono di cogliere le opportunità esistenti, come accade allestero. «Non si può pensare di sviluppare un museo - continua Luigi Abete - con il solo apporto dei biglietti venduti, come in Italia, per relegare ai margini le società che offrono servizi, a fronte delle grandi vischiosità esistenti nella gestione dei musei. Nel mondo accade il contrario». In Civita Servizi lEditoriale Progetto e Servizi del gruppo Abete ha acquisito una quota del15 mentre Cinecittà Entertainment ha il 4 per cento. Civita Servizi, nuovo socio di Gebart con il 29 del capitale (il restante 71 fa capo a società-del gruppo Abete) è nata nel 1999 dallAssociazione Civita ed è presente in oltre 50 musei. «Lassociazione, (che ha oltre 16o soci tra aziende ed enti, pubblici e privati, ndr) - sottolinea Gianfranco Imperatori, presidente di Cinecittà Servizi-è nata proprio riconoscendo la cultura e il turismo come agenti di sviluppo ed elementi fondamentali di un diverso modello di crescita. Tanti imprenditori, da allora, ci hanno creduto e investito. Il turismo, ad esempio, è unindustria. Non può essere lasciata alle sole iniziative territoriali, perché, tra laltro, trascina la crescita delle infrastrutture. Si pensi allaeroporto di Venezia: cultura e turismo devono andare insieme». Nel nostro Paese «cè consapevolezza - aggiunge Luigi Abete - che occorre raggiungere una dimensione competitiva, ma non viene attuata a livello operativo. Vi è talvolta una resistenza da parte di quanti, nella Pubblica amministrazione, temono un ridimensionamento del proprio ruolo a fronte di soggetti "forti". È vero il contrario: lunico modo per valorizzare il ruolo del pubblico è quello di incentivare la partecipazione dei cittadini clienti, aumentando la qualità dei servizie incrementando lutilizzo e la fruizione del bene culturale ad opera di imprese private, solide sia finanziariamente sia professionalmente. Non è una risposta a tali esigenze la volontà di ridurre da nove a quattro anni, sia pure rinnovabili, le concessioni ai privati: per chi deve investire non è la stessa cosa. Prima delle prossime gare che riguarderanno quasi tutti i grandi musei, sono auspicabili normative e regole condivise». La prossima dimensione federalista dello Stato italiano «potrà consentire alle Regioni di agevolare i privati che investono nel turismo e nella cultura propone Imperatori. I Governi devono porsi il problema del rilancio del Mezzogiorno, ad esempio della Campania, e penso al caso di Pompei. La rinascita del ministero del Turismo, però, sarebbe un errore: è unindustria trasversale, la cui competenza deve restare alla presidenza del Consiglio». «II modello del tax shelter per il cinema, che giustamente il ministro Bondi ha valorizzato, potrebbe essere esteso a chi investe nei servizi culturali» è la proposta conclusiva di Luigi Abete.