Ma allora il governo Berlusconi ha imbrogliato il povero Alemanno, sindaco di Roma, facendogli credere di aver trasferito, con un semplice emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale, tutta una serie di funzionali statali e regionali strategiche senza poi approvare quel magico testo? Rispondendo ad un mio articolo del 10 ottobre sullUnità il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, ha affermato martedì 14 che quel maxi-emendamento non è stato mai e poi mai approvato, tantè che non figura allegato al disegno di legge inviato al Quirinale. Come non credere a Bondi? La sua smentita è ufficiale. Perché allora nel pomeriggio del 3 ottobre i ministri Matteoli e Calderoli hanno annunciato alle agenzie (tengo unAgi in proposito) che il consiglio dei ministri aveva invece approvato il corposo emendamento e quindi il trasferimento al Comune di Roma di «tutela e valorizzazione dei beni storici e artistici, ambientali e fluviali»? E dove è stato riposto quel lungo "articolo aggiuntivo" spacciato come approvato e che, fra laltro, non era stato portato allesame delle Conferenze Commissione Stato-Regioni e Unificata? Forse lo si tiene lì, in caldo, per riproporlo a sorpresa durante il percorso parlamentare della legge sul federalismo fiscale (che poi sono due, una tributaria e laltra ordinamentale). Per questo il Comitato per la Bellezza, assieme a Bianchi Bandinelli, ad Archeoclub, a storici dellarte, archeologi, urbanisti, storici, ricercatori, ecc. hanno rivolto ieri un appello ai presidenti delle Camere e al presidente della Repubblica affinché vigilino su questa autentica mina vagante. Tuttavia, ad essere sulla graticola, per il momento, è il sindaco di Roma il quale, rassicurato da Calderoli e C. sullapprovazione avvenuta del maxi-emendamento, incautamente aveva decretato da sé la fine di ogni controllo tecnico-scientifico autonomo e la concentrazioni di poteri oggi divisi fra Stato-Regione Lazio-Provincia nel solo Ente Roma Capitale, facendo irritare fortemente sia Marrazzo che Zingaretti. Allo stato invece è soltanto un progetto. Politicamente, per ora, una bufala, il nulla, secondo Bondi. Tuttavia i tagli inferti alle risorse annuali, già inadeguate, del Ministero per i Beni e le Attività culturali - che crollano di qui al 2011 da 625 a 73 miseri milioni - fanno pensare ad una strategia governativa volta a liquidare sostanzialmente il MiBAC e a trasferire la tutela alle Regioni e ai grandi Comuni. Discorso che vale pure per il Ministero dellAmbiente (800 milioni di tagli su tre annualità) dove Daniela Prestigiacomo è ancor più accondiscendente di Sandro Bondi e pensa ai Parchi come a lucrosi luna-park turistici. Coi 73 milioni di euro residui il Ministero per i Beni culturali pagherà sì e no gli stipendi e terrà aperti i musei statali (che magari diventeranno polverosi, come li vorrebbe il collega Brunetta ormai irrefrenabile). Certo, non si farà tutela attiva, non si creeranno nuovi musei, non si affronteranno restauri grandi e piccoli, non si effettueranno campagne di scavo, né ispezioni, controlli, missioni sul campo, si difenderanno sempre peggio dai predatori dellarte le aree archeologiche, le chiese, i piccoli musei, si lascerà la speculazione edilizia con le mani completamente libere, ecc. Il ministro Sandro Bondi, oltre a riempire di suoi scritti il sito del Collegio Romano (lultima recensione la dedica a monsignor Luigi Negri e a Fernando Adornato), ha scatenato in giro per il mondo il superconsulente Alain Elkann affinché stringa accordi coi musei più ricchi al fine di prestare loro opere darte e reperti archeologici nostrani, ovviamente facendo pagare il noleggio. È unidea alta dellarte: trasformare i nostri beni culturali in giacimenti (ricordate?) economici, il Belpaese in una sorta di ipermercato dellarte e il deperente ministero in una agenzia di noleggio, domani magari anche di vendita dei beni (alle Patrimonio SpA non cè mai fine). Il pioniere è il neo-soprintendente capitolino Umberto Broccoli il quale ha lanciato lidea - scrive Riccardo Chiaberge sul Sole 24 Ore - della "soprintendenza creativa" che oggi presta, affitta, noleggia a soldoni e forse domani vende. Invidioso Bondi lancia la campagna a livello nazionale. E pensare che noi, illusi, credevamo che la cultura avesse un valore in sé e per sé.