OLBIA. Amici della Terra e Gruppo d'intervento giuridico plaudono alle indagini su abusivismo edilizio e rischi idrogeologici a Pittulongu, ma sottolineano anche come siano stati loro i primi a opporsi alla metamorfosi del litorale olbiese. È la reazione al blitz del corpo forestale che nei giorni scorsi ha sequestrato il cantiere Baia Azzurra, mentre due settimane fa aveva fatto altrettanto con l'Hotel Rio Bados. «Già nel 2004 - dice Stefano Deliperi, portavoce degli ambientalisti - noi avevamo inoltrato ricorso al comune, alla Regione, alla Soprintendenza al paesaggio, all'Agenzia del demanio e alla procura della Repubblica del tribunale di Tempio per contrastare le deliberazioni del consiglio comunale». Deliberazioni che, secondo le associazioni ecologiste, avrebbero prodotto una radicale trasformazione della spiaggia degli olbiesi. «Questi progetti - continua Deliperi - prevedevano tre parcheggi auto da 1200 posti, un unterminal per autobus, una club house più servizi, un punto ristoro, un centro di pronto soccorso, un centro di salvamento, servizi igienici, una nuova viabilità, reti di sottoservizi, posto di polizia e vigili del fuoco con eliporto, nonché la realizzazione di un complesso alberghiero a 5 stelle, due campi da golf da 18 e 9 buche, 90 ville mono o bifamiliari. Il tutto per una volumetria di 150 mila metri cubi su un'area di 200 ettari». «Quei provvedimenti - conclude il rappresentante degli ambientalisti - erano in contrasto con una serie di norme. La magistratura sottopose per anni a sequestro preventivo parte della zona e invitò il comune a non dar corso al piano di risanamento di Pittulongu. Oggi pare difficile che il comune possa prevedere le medesime volumetrie per accontentare tutti gli interessati».