Le notizie apparse su Repubblica dell11 e 12 ottobre sul pericolo di una cementificazione selvaggia a Lampedusa pongono finalmente lattenzione su un fenomeno molto esteso, radicato e preoccupante che da molti anni attanaglia lisola e che lemergenza immigrazione ha sempre lasciato in secondo piano. Non cè dubbio che Lampedusa con le sue bellezze naturali e paesaggistiche ha attirato un crescente flusso di turisti e ciò ha spinto gli isolani a costruire molto e spesso in modo disordinato, anche perché ancora oggi manca un piano regolatore generale e il vecchio piano di fabbricazione è spesso disatteso. Il disordine urbanistico è leggibile allinterno del paese e la speculazione ha aggredito negli anni anche le coste e perfino le zone più interne dellisola. Il piano paesistico, che nel 2000 fu approvato nella gran parte delle isole minori, a Lampedusa fu respinto, mentre il piano regolatore generale, già pronto da tempo, viene tenuto incredibilmente chiuso in un cassetto. Oggi si continua a costruire molto con o senza licenza e con una densità talmente alta da non prevedere a esempio le necessarie infrastrutture come strade, parcheggi e verde pubblico che rendono gradevole esteticamente e vivibile un centro abitato. Lo sgretolamento degli storici Sette Palazzi fatti costruire dal governatore borbonico Sanvisente, allinizio della colonizzazione (1843), sono la metafora di un degrado che caratterizza Lampedusa ben descritto sempre su Repubblica dallinchiesta di Giampaolo Visetti che, squarciando il velo di una retorica ormai stucchevole che imporrebbe che chi viene a Lampedusa si concentri solo sulle bellezze paesaggistiche ignorando tutto il resto, descrive lisola come «reduce da un bombardamento» per le strade e i marciapiedi sconnessi, per i muretti che crollano, eccetera. Così, mentre a Pantelleria si tutela il territorio e si continua la proficua campagna di scavi ricca di sempre nuovi ritrovamenti, mentre Lipari salvata da Italia Nostra dagli scempi edilizi degli anni Settanta e Ottanta si fregia di essere sito Unesco, Lampedusa già in parte compromessa rischia oggi di restare sommersa da una colata di cemento che la deturperà per sempre, defraudando le future generazioni. Ciò che davvero impensierisce è la volontà manifestata dallattuale amministrazione, alle prese con un bilancio dissestato per spese dissennate e inutili consulenze, di svendere quel che rimane del territorio come se fosse proprietà privata e non un bene collettivo da tutelare e tramandare. Va in questa direzione il regalo fatto a una società privata di migliaia di metri quadrati di suolo comunale pregiato in zona Cala Madonna ceduto, quale relitto, per un piatto di lenticchie; così come lavere autorizzato la costruzione di un intero complesso residenziale a Cala Palme in sostituzione dei capannoni dismessi di quellindustria ittica conserviera che ha rappresentato leconomia portante dellisola per circa 40 anni. Per non parlare di ciò che a Lampedusa sembra essere diventato uno sport molto praticato come quello di impossessarsi di terreno demaniale con lescamotage di fittizie usucapioni, compiendo un vero esproprio ai danni della collettività. Il progetto di cementificare la zona quasi intatta di Cala Pisana e di appesantire con nuove cubature la splendida Cala Creta, così come la minaccia che incombe anche su Linosa rimasta finora intatta e fuori dalle speculazioni grazie ai linosani attente sentinelle del proprio territorio, va inquadrato in questo contesto davvero preoccupante e si spera che venga stoppato grazie allattenzione dei media e allintervento di associazioni ambientaliste quali Legambiente che a Lampedusa gestisce la riserva naturale dellisola dei Conigli. Cè davvero di che indignarsi e sperare che anche gli abitanti delle isole Pelagie, in uno scatto di orgoglio, si oppongano allo scempio del loro territorio che è pubblicizzato come un sogno ma che può diventare un incubo.
SICILIA - troppo cemento sos da Lampedusa
L'articolo descrive il problema della cementificazione selvaggia a Lampedusa, un'isola nel mar Mediterraneo. La costruzione è spesso disordinata e non è regolata da un piano generale. Il disordine urbanistico è evidente nel paese e la speculazione ha aggredito anche le coste e le zone interne. Il piano paesistico del 2000 è stato respinto e il piano regolatore generale è stato tenuto chiuso. Oggi, si continua a costruire senza licenza e con una densità alta, senza infrastrutture necessarie. Lo storico centro di Lampedusa è in disordine e la collettività rischia di essere danneggiata. L'amministrazione locale è stata accusata di vendere il territorio come se fosse proprietà privata.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo