TUTTE LE EMOZIONI DEL GIOVANE VINCENT Disegnava le cose come le sentiva, e manifestava così la sua vocazione espressionista Cento Van Gogh, provenienti da un prestito eccezionale di uno dei fondi museali che più largamente conserva le opere del pittore, il Kröller-Müller di Otterlo, fanno la mostra che Marco Goldin ha curato e presenta questanno al Museo di Santa Giulia a Brescia. Sono, in particolare, opere su carta, raramente esposte e poco conosciute se non dagli specialisti: disegni a matita, a penna e inchiostro, pastelli, acquarelli, insieme ad un gruppo di olii che testimoniano dello stadio finale dellelaborazione del tema di volta in volta prescelto dallartista. Risalgono, in larga prevalenza, al tempo iniziale dellattività di Van Gogh: dal primissimo momento in cui - a unetà già abbastanza avanzata; aveva ventisette anni, e alle spalle un lungo impegno come commesso in una importante galleria darte, come insegnante e come predicatore laico - egli si determinò a investire ogni suo talento nella pittura, nella povera terra mineraria del Borinage e poi a Bruxelles (1880-81). E di qui fino agli anni di Nuenen (1883-'85), villaggio del Brabante dove sera stabilita la famiglia e dove la vita scorreva lenta e eguale, legata alla terra e ai suoi severi, essenziali dettami. Forse per Vincent fu quella unetà - lunica, nella breve esistenza, conclusa tragicamente con il suicidio - almeno in parte serena: sera allontanato da una professione - il mercante darte - alla quale era stato avviato fin da giovanissimo, ma nei confronti della quale aveva sempre nutrito più dun sospetto: e che solamente gli era valsa la conoscenza di prima mano di quei maestri francesi della scuola di Barbizon e del successivo naturalismo (Corot, Breton - incontrato nel 1880 a Courrières - Dupré e, soprattutto, Millet) che saranno a lungo la sua guida. E, avendo trovato sbarrata la via degli studi teologici, sua giovanile propensione, aveva adesso almeno il conforto del solidale entusiasmo, e dellaiuto economico, dellamatissimo fratello Théo, che lo incoraggiava nella nuova via intrapresa, quella della pittura. Della storia recente della pittura doveva avere, nonostante lapprendistato presso il mercante Goupil, unidea piuttosto vaga, e soprattutto libresca. Di Delacroix, una delle sue passioni dallora, conosceva, più che le opere, le teorie sul colore, divulgate da Charles Blanc; Millet stesso, che diverrà per lui il «père Millet», e verso il quale nutrirà un colmo e inestinguibile sentimento di devozione, fu per lui, in particolare in questi anni, soprattutto il cantore dei buoni sentimenti dei poveri e dei diseredati, e della sacralità insita nel lavoro dei campi: secondo la lettura agiografica, e travisante, della vita e dellopera del grande pittore francese che aveva fatto Alfred Sensier, una cui famosa biografia di Millet - uscita appunto nel 1881 - Van Gogh poté subito leggere. A ciò saggiungevano, ancora, intense letture dello storico Jules Michelet, e di Dickens: ed è come se tutto questo congiurasse per instillare nel giovane Vincent un sentimento doloroso, mistico, solenne della dignità delluomo. Sera imposto un severo laboratorio: e, spesso scontento di sé e dei propri risultati, come confessava nelle lunghe, quotidiane lettere a Théo, sentiva nondimeno, nei momenti di maggior fiducia, che quellimpegno costante nellarte che sera imposto dava lentamente il suo frutto. Così, proprio al termine di questo suo lungo tempo di educazione e di ricerca, venne quello che Van Gogh considerò il suo primo «capolavoro»: I mangiatori di patate, dellaprile 1885. Il quadro è conservato al museo Van Gogh di Amsterdam; è il primo dipinto di Van Gogh di ragguardevoli dimensioni; e non vale quasi descriverlo, tanto è celebre. Raffigura, in un ambiente raccolto e costipato, una povera mensa di contadini, illuminata da poca luce radente sui volti invasi dalla fatica. Non piacque molto né a Théo né ad Anthon van Rappard, lamico di sempre, conosciuto a Bruxelles nell80 e con il quale Van Gogh sera da sempre soprattutto confrontato. Subito dopo quel dipinto cruciale, Vincent tornò a quel lavoro sulla carta che era stato, per tutto il quinquennio chera durato il suo tirocinio, il suo modo prediletto. Inviò infine a Théo alcuni disegni, fogli piccoli o più grandi - gessetti neri talvolta rialzati allacquarello - sperando in una vendita; molti dei quali, raffiguranti contadini al lavoro nei campi o donne intente ai lavori domestici, sono oggi qui in mostra. La persona alla quale Théo li mostrò (tale Charles Serret), avanzò più critiche che lodi. E la risposta che Van Gogh inviò al fratello è una delle sue più importanti dichiarazioni di poetica: «Dì a Serret che mi dispererei se le mie figure fossero corrette, digli che non voglio che siano accademicamente corrette [.] Digli che ritengo Millet e Lhermitte dei veri artisti, proprio perché non dipingono le cose come sono, ma come essi - Millet, Lhermitte, Michelangelo - le sentono. Digli che la cosa che più desidero esprimere sono proprio quelle manchevolezze, quelle deviazioni, quelle alterazioni della realtà che poi fanno sì che risultino alla fine delle falsità, sì, ma più vere della verità letterale». Sono, queste parole, la presa datto della vocazione espressionista di Van Gogh: quella che lo trascinerà fuori dal compunto pietismo verista della scuola dellAia, e lo avvierà a fondare la sua pittura incendiata, lontana da preoccupazioni puramente linguistiche, e ansiosa di scandagliare le cose - quasi con ferocia, e come calando un rampino nel magma indifferenziato di quella realtà - alla ricerca della loro verità più profonda e nascosta: persino al di là di quanto esse appaiano. Gli anni del laboratorio olandese, quelli soprattutto indagati dalla mostra di Brescia (che offre comunque anche saggi delle principali tappe successive dellopera di Van Gogh, sia nel disegno che nella pittura), sono ancora a monte di questa piena consapevolezza: e svelano, di lui, uno degli aspetti meno noti e celebrati. A dimostrazione ulteriore che, nei pochi anni che gli furono dati, Van Gogh ha impresso nella vicenda della pittura unimpronta tanto vasta da non essere facilmente esauribile.
BRESCIA - Quella pittura incendiata più vera del vero
La mostra "Tutte le emozioni del giovane Vincent" al Museo di Santa Giulia a Brescia presenta opere su carta e oli di Vincent Van Gogh, provenienti da un prestito del Kröller-Müller di Otterlo. Le opere risalgono al tempo iniziale dellattività di Van Gogh, tra il 1880 e il 1885, e includono disegni a matita, a penna e inchiostro, pastelli, acquarelli e oli. Le opere testimoniano dello stadio finale dellelaborazione del tema di volta in volta prescelto dallartista. Van Gogh era stato influenzato dalle opere di Delacroix, Millet e Dickens, e aveva una visione dolorosa, mistica e solenne della dignità delluomo.
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