L'esigenza di far cassa da parte del Comune non può giustificare la vendita di un bene così prezioso per la città che non può che appartenere ai suoi cittadini e che non deve correre neanche lontanamente il rischio che un privato proprietario possa magari utilizzarlo in futuro per altre destinazioni. Personalmente non sono per il «pubblico ad ogni costo» e apprezzo l'iniziativa privata, ma qui si tratta di un bene appartenente da sempre ai cittadini e riconnesso storicamente con l'immagine identitaria di Napoli, una città con una gravissima carenza di spazi verdi, specie pubblici. Mi auguro che il Comune voglia ritornare sui propri passi ed evitare una vendita così incredibile. La sezione napoletana di Italia Nostra ha presentato richiesta alla Soprintendenza per i Beni architettonici perché voglia al più presto apporre il vincolo sull'edificio del Circolo del Tennis, opera dell'architetto Luigi Cosenza, maestro dell'architettura del '900, estendendo il vincolo all'intera area. Ritengo tuttavia che il primo e più forte - direi personale - appello debba essere quello alla responsabilità del sindaco Iervolino, di cui apprezzo la sensibilità istituzionale e che è ben consapevole di essere stato eletto dai suoi cittadini per migliorare la vivibilità della città. Alienare pezzi prestigiosi e insostituibili del patrimonio comune, addirittura in questo caso un pezzo di quella che da sempre i napoletani chiamano villa comunale, significherebbe dare il proprio avallo ad operazioni di segno opposto. In un momento così difficile per Napoli, che sta appena uscendo dalla vera e propria catastrofe della spazzatura, non è possibile che la città debba subire questo ulteriore oltraggio. Lucio d'Alessandro