L'arte, per vivere, ha bisogno dell'arte. E così, per dar fiato agli oltre quattromila musei italiani, il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, ha dichiarato che «arriveranno anche fondi privati». Un po' come già avviene (o potrebbe avvenire) nelle Fondazioni lirico-sinfoniche. Fondi privati in cambio di prestiti a musei stranieri in prima li-nea quelli americani e arabi in grado di versare sostanziosi contributi. Con buona pace di Jean Clair e di chi combatte ogni forma di «benculturalismo», ovvero qualsiasi proposta di valorizzazione e decontestualizzazione delle opere d'alte, l'annuncio è arrivato al termine della seduta allargata del Comitato tecnico scientifico per il Patrimonio storico artistico svoltasi ieri a Roma. Incalzato sul tema della diplomazia culturale e sui tagli alla cultura, Bondi ha annunciato la messa a punto di un piano che dovrà garantire lo sviluppo della rete museale italiana. «È vero che le risorse per la cultura sono poche, ma sono convinto che quando si ha un piano, un'idea, i soldi arrivano». E questo piano sarà pronto entro la fine dell'anno o l'inizio del 2009, con «grandi finanziamenti pubblici e privati». I fondi pubblici arriveranno da Arcus, che destinerà alla causa dei musei «il 50 delie sue disponibilità». Quelli privati da imprese e fondazioni bancarie e da musei stranieri: «Mi hanno detto che se lo Stato non disperderà risorse sono pronti ad intervenire», spiega. «I miei collaboratori hanno fatto tanti incontri in questi mesi per stringere rapporti con i musei di tutto il mondo, americani ma anche arabi, ricchi di risorse e poveri di opere». A fare scuola, dunque, è il «modello Louvre» rivisto e moderato, che oltre a prestare parte delle sue collezioni al museo di Abu Dhabi ha stretto con un museo di Atlanta un accordo che frutterà all'istituzione parigina circa 6 milioni di dollari. L'Italia non dovrebbe però operare in ordine sparso, lasciando la decisione dell'«ar-for-money» a ogni singolo polo museale o fondazione, bensì dando vita a una Direzione generale per i musei e i prestiti e operando all'estero con una sorta di «marchio» unico del tipo «Museo Italia». «I musei stranieri chiedono opere, ma anche collaborazione scientifica e know-how», sottolinea Bondi. Tanto che il Louvre, rivela, ha chiesto aiuto all'Italia per formare i suoi restauratori. Nel corso degli ultimi 9 mesi i musei statali italiani hanno prestato circa 12.000 opere, con pluridestinazionì per il 15 di queste, per comporre oltre 700 mostre, metà delle quali organizzate all'estero. Non più del 10 di tali mostre è stato curato da Soprintendenze e musei statali. I critici ai prestiti (il ministro Francesco Rutelli aveva nominato una commissione che ha stilato delle Linee guida orientative sul tema) ricordano che negli ultimi 15 anni è raddoppiato il numero di appuntamenti con le esposizioni d'arte non contemporanea in Italia e all'estero, con una progressione che va dalle 376 mostre autorizzate nel 1993, alle 585 del 1998, alle 666 del 2003. Ma i collaboratori del ministro, come Alain Elkann, già snocciolano un carnet di possibili musei pronti alla collaborazione: «Ci sono molti musei in Texas, nel Missouri, a Philadelphia, in California che desiderano avere prestiti, incontri con noi e possibilità di accordi». E fra le novità, Bondi annuncia anche la possibilità di un grande finanziamento privato per Pompei.