Legambiente continua a sostenere la Regione nella battaglia per la tutela di Tuvixeddu, proponendo percorsi inediti per conoscere una vicenda in cui il contenzioso con Coimpresa è solo l'ultimo anello di una catena di problematiche irrisolte. Sabato scorso l'aula magna "Sergio Atzeni" del liceo Siotto Pintor ha ospitato il primo di un ciclo d'incontri rivolti ai cittadini per rendere salda la percezione del problema e delle misure utili ad evitare l'irreversibile compimento del processo di degrado subito, a vicende alterne, dal sito archeologico. Parlare di Tuvixeddu in termini di riscoperta e coinvolgimento emozionale, per riannodare i fili che ci legano al nostro passato e per risvegliare l'orgoglio di appartenere alla città: dall'invito di una delegazione di artisti impegnati con i mezzi della voce poetica e della pittura, alla disamina appassionata di Maria Antonietta Mongiu, archeologa e docente prima ancora che assessore regionale alla cultura, dall'analisi puntuale di Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna, fino alla relazione scientifica di Alfonso Stiglitz, archeologo che si occupa di Tuvixeddu da trent'anni: da quando Ferruccio Barreca proponeva, inascoltato, una legge di tutela creata ad hoc per l'area cagliaritana di Santa Gilla - Sant'Avendrace - Tuvixeddu. Sull'aula affollata grava il peso dell'incontro della settimana scorsa con il ministro Bondi, che ha accolto la delegazione regionale con un laconico "Trovate un accordo con i privati". Boccone magro e amaro, da inghiottire al posto dell'auspicato sostegno nel rafforzare gli strumenti territoriali di tutela, soprattutto considerando che, si sa, il passo di interloquire con i privati la Regione l'ha già fatto da tempo. Di positivo c'è il riconoscimento della necessità di tutelare l'area, ma generico e non fattivo: il Ministero legittima l'azione che la Regione sta compiendo ma sostanzialmente sta a guardare, lasciando agli uffici periferici il compito di mettere e togliere vincoli continuando, presumibilmente, a confliggere nelle varie interpretazioni del Codice Urbani. Altro convitato di pietra, secondo l'assessore Mongiu, il Comune di Cagliari, parte in causa in quanto terzo attore degli accordi di programma, ma nella realtà in paziente attesa di veder passare il cadavere dello sconfitto di turno. La verità è che di cadavere, qui, rischia di saltarne fuori soltanto uno, e non si chiama Soru né Cualbu. Il cadavere è il patrimonio archeologico violentato e con esso noi, i cittadini defraudati di un tassello d'identità che ci appartiene di diritto e non è privatizzabile, né occultabile dietro una cortina di bei palazzi. Non è scontato, e bisogna rimarcarlo: uno dei grossi problemi dell'affaire Tuvixeddu è che all'opinione pubblica viene (im)posto come fatto politico, quando politico non è; L'Unione Sarda continua a far scomparire i fatti sotto una colata cementifera di colore politico, come se il caso Tuvixeddu fosse il tentativo di sopprimere i diritti della proprietà privata perpetrato da una sinistra arraffona e assolutista, e non l'ennesimo esempio di come dagli errori del passato, leggi la scellerata e irreversibile cementificazione dei colli perpetrata a partire dagli anni Trenta dalla Italcementi, non si riesca davvero ad imparare niente. L'azione popolare è allora fondamentale e deve entrare come parte in causa nella trattativa, accanto alla costituzione di un osservatorio parlamentare e alle interrogazioni che a breve verranno poste alla Camera e al Senato. Alla voce poetica di Anna Cristina Serra che sceglie di parlare solo in sardo perché "custa limba esti arrischiendi de fai sa fini de Tuvixeddu: tudada de is prepotentis" e denuncia i mali del silenzio e dell'indifferenza, che fanno più danni delle grida dei potenti, Maria Antonietta Mongiu risponde con confortante ottimismo: il caso Tuvixeddu vede, per la prima volta, scendere in campo compatta la cultura sarda, con la partecipazione attiva delle Università nel produrre una documentazione sempre puntuale. Il problema, semmai, è la presa di distanza da parte delle forze politiche in generale e la censura della stampa più accreditata, che da una storia così intricata da necessitare di un azzeccagarbugli per essere ricostruita, riesce a trarre solo semplificazioni strumentali. L'invito è, per tutti, ad informarsi e prendere posizione: un grande passo è stato fatto con la raccolta di migliaia di firme, ma si può fare ancora molto perché quanto più una decisione è impopolare, tanto meno diventa attuabile. Se leggere i giornali non basta, bisogna utilizzare altri canali e contribuire, anche con il passaparola, a sfatare il comodo luogo comune secondo cui "a Tuvixeddu, ormai, non c'è più niente da salvare". La Digital Library ha aperto un dossier interamente dedicato al sito, in costante aggiornamento; la Cittadella dei Musei ha inaugurato una mostra che espone i reperti rinvenuti negli ultimi dieci anni nella necropoli, Legambiente, insieme a Italia Nostra e al Cagliari Social Forum, continua la sua azione di coinvolgimento e lancia l'iniziativa di riunirci tutti il primo Novembre prossimo per mettere i piedi sul sito e rivendicare il diritto a farlo senza dover aggirare un recinto di palazzine con terrazza vista-tomba. E anche se la Regione sarà costretta ad andare avanti così, tra ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, il messaggio arriva forte e chiaro: "Non possiamo permetterci di stancarci. Dobbiamo stancare".