LAci è al verde: tribune e box in vendita per poco più di un milione A vuoto il primo avviso. Appello a Regione e industrie dellauto: "Lideale sarebbe un museo" Terreno al quale si aggiunge il complesso sportivo vero e proprio con le tribune della Targa Florio, i box, i parcheggi, perfino il busto del fondatore e i soprapassi metallici per scavalcare la provinciale che fa parte dello storico tracciato della più antica corsa automobilistica del mondo, nata nel 1906 per iniziativa di Vincenzo Florio. Spenti i clamori dellHistoric Rally e del Green prix Eco Targa Florio, il campionato mondiale per vetture con combustibili alternativi, sul vecchio circuito della Targa cala nuovamente il sipario. I locali in vendita sono di proprietà dellAutomobile Club Palermo, che segue ormai da anni una vicenda che non appartiene allattuale gestione. Per capirlo, bisogna rimettere indietro le lancette del tempo e fermarle a domenica 15 maggio 1977, giorno in cui si correva la sessantunesima edizione della Targa Florio, quando la Osella Bmw pilotata da Gabriele Ciuti uscì di strada nei pressi di Buonfornello, travolgendo gli spettatori e provocando due morti e tre feriti gravissimi, tra i quali lo stesso pilota. La gara venne sospesa e dallanno successivo trasformata in Rally Targa Florio. Dallincidente nacque un contenzioso giudiziario, legato alla liquidazione dei danni, che ancora si trascina e che ha portato lAci Palermo a una situazione di insolvenza. Spiega il presidente dellAci, Antonio Marasco: «Ho ricevuto in eredità questo contenzioso giudiziario e non nascondo che il compito è difficile. Purtroppo le finanze attuali non ci consentono di gestire questo patrimonio che ci costa 135 mila euro di sola Ici, né di liquidare quelle somme. Il mio primo dovere - dice Marasco - è quello di tutelare i 35 dipendenti dellAci e il loro posto di lavoro. Per quanto riguarda Floriopoli, cerchiamo di mettere in sicurezza le strutture, che hanno la loro età e sono in stato di degrado. Ma la Fondazione Targa Florio non è stata con le mani in mano: si è preoccupata di tutelarle, ottenendo dalla Soprintendenza il vincolo come beni di archeologia sportiva». Ma a chi potrebbero interessare i monumentali cimeli della Targa? «Lancio un appello - dice il presidente dellAci - alle istituzioni e ai privati perché si facciano carico dellacquisto. È un patrimonio ricco di storia e fascino. Ho notato interesse da parte dellassessore regionale ai Beni culturali, Antonello Antinoro, ma a noi potrebbe andare bene anche una multinazionale dellauto. Non va dimenticato che le ultime due manifestazioni organizzate dallAci sul circuito madonita hanno creato economia per trecentomila euro. Alberghi, officine, agriturismi, ristoranti hanno lavorato a pieno regime». Tra le ipotesi di riutilizzo dei beni ci sono quelle legate al mondo automobilistico, sportivo e turistico. «Certamente lì non si può fare un supermercato - sottolinea Marasco - ma un museo sì: qualcosa cioè che tenga viva la memoria e lartigianato del luogo, ancora saldamente legato ai motori».