In quella vera e propria officina di lavoro e proposte rappresentata dal workshop internazionale sulle «Pratiche di gestione dei siti del patrimonio culturale» - da ieri a venerdì 24 a Ercolano - c'è persino un archeologo del Benin che, sulla scorta di esperienze maturate nella sua regione, presenterà un «bosco sacro» quale esempio di recupero di un'area di interesse antropologico, culturale e archeologico. Niente di strano se solo si pensa alla sacralità del «fico ruminale», l'albero di fico selvatico alla cui ombra Romolo e Remo vennero allattati dalla lupa o alle pene a cui veniva sottoposto chi, a Spoleto, violava il bosco sacro a Giove. Insomma, quando si parla di Beni culturali non si può ignorare quanto a essi è collegato. Ed è proprio questo l'obiettivo che il «Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum» e Iccrom, il «Centro Internazionale di Studi per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali», si propongono assieme al comune di Ercolano, che ha sviluppato il piano «Urban», e alla Soprintendenza archeologica speciale Napoli-Pompei. «I nostri obiettivi - sottolinea Christian Biggi, manager del Centro studi - sono quelli di promuovere studio, conservazione e valorizzazione del sito di Ercolano, oltre alla ricerca sulle tecniche di conservazione e di restauro per tutti i siti del territorio». Interessanti sezioni degli incontri sono dedicate alla conoscenza scientifica delle tecniche antiche di costruzione e le altre finalizzate a valorizzare il profilo culturale della città antica e della città moderna di Ercolano. Migliorando sia l'esperienza dei visitatori, sia la maniera di vivere il sito da parte dei moderni ercolanesi. I partecipanti ai seminari (archeologi, architetti, esperti in gestione d'imprese, studiosi di legislazione specifica) arrivano da tutto il mondo. Sei gli esperti italiani: gli archeologi Francesco Sirano e Valeria Sampaolo; e gli architetti Paola Rispoli, Paola Pesaresi e Jane Thompson.