Il sopralluogo nei cantieri del metrò, tra le meraviglie del passato riemerse durante gli scavi in piazza Nicola Amore e piazza Municipio, dura poco più di un'ora. Ma è quanto basta al ministro Urbani per fissare il prossimo appuntamento: «Tornerò presto a Napoli, non voglio perdermi lo spettacolo della barca romana che riemerge dal terreno e viene posizionata nella teca di vetro di fronte al Maschio Angioino». Quando? «I tecnici contano di completare l'opera in tre mesi. L'obiettivo è quello di far coincidere l'evento con il "Maggio dei monumenti"». Stefano De Caro, soprintendente archeologico regionale, fa da cicerone al ministro e spiega in sintesi la storia dei luoghi e il valore dei reperti: la fontana con i graffiti, l'edificio imperiale, i resti del porto romano con il fasciame delle imbarcazioni affondate. In piazza Nicola Amore il sindaco Rosa Iervolino indica un balcone che affaccia su via Duomo: «Vedi, ministro, io sono nata qui». «Con tutte queste meraviglie sotto casa, meriti di avere una stazione tutta per te». Subito dopo, piazza Municipio: «Stupendo. Fantastico. Ma qui sotto che terreno c'è?». «Tufo», risponde De Caro. «Tufo? Quello delle cave? E ce la farà a reggere il metrò?». «Nessun pericolo, ministro - puntualizza Giannegidio Silva, presidente della Metropolitana - questi sono blocchi pieni, da qui non è mai stato estratto materiale da costruzione». Poi si passa a parlare di tempi, tecniche e sinergia tra archeologi e operai che scavano il tunnel. «Bisogna lavorare tutti insieme - conviene il ministro - le stazioni sono in piano, i treni correranno molto più in basso rispetto alla massima quota di possibile ritrovamento di altri reperti. Non c'è ragione di rallentare l'attività del cantiere. E nemmeno di apportare sostanziali modifiche ai progetti originari. Le stazioni possono restare dove sono». De Caro invita Urbani a spostare lo sguardo verso il mare: «Abbiamo un grande progetto per il futuro. Si chiama "Waterfront", le auto correranno in un sottopassaggio. Napoli sarà come Barcellona». «Come Barcellona? - interviene il ministro, rivolto al vicesindaco Rocco Papa - e allora facciamo anche le ramblas. Magari proprio nella galleria». A mezzogiorno la conferenza stampa a Palazzo San Giacomo. E il discorso, partito dai tesori dell'antichità, scivola presto sul terreno del vile denaro. Antonio Bassolino, presidente della Regione: «La grande sfida è andare avanti, contemporaneamente, con il restauro e la costruzione del metrò. Qui c'è un problema di costi, lo dico con assoluta schiettezza. Ma tutti, governo e enti locali, siamo pronti a dare piena disponibilità per sostenere le spese aggiuntive». «Dobbiamo assolutamente vincere questa scommessa - interviene il ministro - è possibile che si riesca a far rientrare l'operazione nel budget previsto. Ma se dovesse presentarsi qualche fuori programma, nessuno si tirerà indietro: ogni centesimo speso per il metrò archeologico è un grande investimento».