Debiti in vista per La Biblioteca Nazionale Centrale, che non ha fondi in cassa per pagare le bollette della normale gestione quotidiana delle attività. E niente autonomia gestionale, per andare a caccia di sponsor e progetti. Anche l'Opificio delle Pietre Dure è in difficoltà: i due prestigiosi istituti nazionali rischiano la paralisi non solo per i tagli agli stanziamenti ministeriali, ma per l'organico ridotto di numerose unità. Tra pensionamenti in arrivo, e i concorsi per nuove assunzioni che non vengono banditi da più di vent'anni. DUE istituti nazionali in crisi. Non solo per mancanza di fondi per pagare normali utenze come le bollette, ma per assenza di autonomia. Oltre alla scure dei tagli ai fondi ordinari e straordinari per i beni culturali, la paralisi della Biblioteca Nazionale Centrale e dell'Opificio sembra arrivare anche dal silenzio, dall'inazione del ministero e degli organi centrali. Ovvero dalla mancanza di norme e regolamenti promessi come il provvedimento dell'autonomia di bilancio e spesa, i nuovi concorsi che potrebbero ridare fiato a questi prestigiosi istituti nazionali. Un clima di sospensione che sembra preludere al peggio. Quantomeno, al blocco delle attività e ai conti in rosso. A partire dalla semplice gestione del lavoro di ogni giorno. «Il provvedimento di autonomia è fermo per la registrazione alla Corte dei Conti dal 4 agosto spiegala direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale Ida Fontana E così riduci, riduci, ormai stiamo per toccare il fondo. Non ho nulla in cassa e non so come pagherò le prossime bollette della luce, del gas e le pulizie. Ci saranno solo debiti. E intanto perdo costantemente personale, molti dipendenti sono ormai al limite degli anni di servizio. Nel2009 me ne andranno in pensione almeno 15. Attualmente, su 334 persone previste in organico, ne ho in servizio solo 214, quando realmente il nostro fabbisogno sarebbe di 250 unità. Tant'è che per le aperture pomeridiane, andremo avanti finoal31 gennaio del prossimo anno, grazie ai 37 mila euro stanziati dall'Ente Cassa di Risparmio con cui paghiamo una società di servizio». Per la più grande biblioteca d'Italia che solo vent'anni fa contava oltre 400 dipendenti e che oggi provvede, tra l'altro, alla raccolta e conservazione di tutto il materiale digitale pubblico e privato, prodotto sul territorio o nazionale, dover fare i conti con le carenze di risorse economiche e umane è una condanna. Tanto più che non fanno concorsi dall'87, non c'è ricambio né scambio di esperienze. Echi va in pensione si porta via anni di utili conoscenze accumulate e non condivise». Insomma l'autonomia che non arriva non permette neppure di andare a batter cassa, come in questi giorni stanno facendo sia Fondazione del Maggio musicale fiorentino che l'Accademia della Crusca, in missione a caccia di mecenati a New York. In difficoltà c'è anche l'Opificio delle Pietre Dure. Che, per ora, procede nella gestione ordinaria del funzionamento degli uffici «risicatissimoosserva il soprintendente Bruno Santi E quanto ai restauri, il programma degli interventi è stato drasticamente ridotto». Anche qui si vive in attesa. «Che arrivi questo benedetto provvedimento di autonomia, e il regolamento per riaprire la scuola dell'Opificio, ferma ai corsi già avviati del terzo e quarto anno. Tra i dipendenti, niente turnover: da 130 dipendenti, ne sono rimasti 112. Il personale specializzato andato in pensione e non viene rimpiazzato. E' per tutti un momento difficile, uno sfascio osserva Bruno Santisoprattutto la classe politica fiorentina dovrebbe capire che i beni culturali sono la nostra maggiore risorsa, conservarli significa conservare la nostra storia, cultura e identità». Un coro unanime di disagi, di malumori che sale anche dalle sedi delle soprintendenze toscane. Tutte ridotte all'osso. Pochi funzionari e tecnici, architetti sepolti sotto montagne di pratiche, alle prese in con revisioni e restrizioni di stanziamenti a interventi già programmati. Aconti fatti la direttrice della Biblioteca Nazionale centrale Ida Fontana sostiene che «la situazione è difficile e non resta che affidarsi alle promesse. Speriamo vengano mantenute, le nostre attività sono sostenute anche dai progetti europei, oltre che dalle nostre vendite delle riproduzioni dei manoscritti. Certo se mi dovranno fare un monumento, me lo faranno da questuante, con la mano tesa. Tagliare i fondi ai beni culturali, alla scuola, alla ricerca...mi chiedo quanto vada bene».