Tutelare il campo di concentramento di Visco. È la richiesta al ministro del Beni culturali, inoltrata del parlamentare friulano Ivano Strizzolo.L'onorevole fa dunque appello affinchè venga salvaguardato il sito storico nel piccolo Comune della Bassa friulana che fu teatro, tra il 1942 e il '43, della deportazione di migliaia di civili provenienti dall'ex Jugoslavia. Dopo l'8 settembre 1943, i prigionieri tornarono in patria e il campo fu occupato dai tedeschi.L'area assunse una fondamentale importanza fin dal 1915 perché, durante la Prima guerra mondiale, fu destinata a sede dell'ospedale attendato più grande d'Italia, con mille posti letto e in quelle circostanze morirono centinaia di soldati italiani, austroungarici e civili dell'allora Contea di Gorizia.Altri episodi, ha sottolineato Strizzolo, sono legati ad eventi bellici e alla lotto di Liberazione che hanno avuto al centro questo sito che, nel dopoguerra, diventò una caserma dell'Esercito italiano. «Grazie alla sensibilità e all'impegno storico-culturale di varie associazioni, e in particolare dello studioso Ferruccio Tassin, verso persone e luoghi che costituiscono la memoria storica del comune di Visco - afferma Ivano Strizzolo - è emersa in questi ultimi anni una nuova attenzione verso il campo di concentramento. Anche lo scrittore sloveno Boris Pahor è intervenuto più volte sul rischio che l'area dell'ex lager possa essere utilizzata per scopi commerciali e speculativi, nonostante la Soprintendenza abbia posto vincoli su parte dei 130 mila metri quadri interessati dal campo di internamento». Siccome al sito sono interessati non solo storici italiani, ma anche istituzioni di Slovenia, Croazia, Serbia e Montenegro, il parlamentare chiede un intervento al ministro per tutelare l'area nella sua interezza.
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Il parlamentare friulano Ivano Strizzolo ha inviato una richiesta al ministro del Beni culturali per tutelare il campo di concentramento di Visco, situato nel Comune della Bassa friulana. Il campo fu utilizzato tra il 1942 e il 1943 per la deportazione di civili provenienti dall'ex Jugoslavia. Dopo l'8 settembre 1943, i prigionieri tornarono in patria e il campo fu occupato dai tedeschi. L'area ha anche una storia precedente, con l'ospedale attendato più grande d'Italia durante la Prima guerra mondiale e la caserma dell'Esercito italiano dopo la Liberazione.
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