Il ministro: troppo ottimismo e strategie non adeguate. A Napoli per un sopralluogo nelle stazioni del metrò archeologico, il ministro per i beni culturali Giuliano Urbani affronta anche l'argomento San Carlo e annuncia l'avvio di una riforma del fondo per il sostegno agli enti lirici. Poi l'affondo sulla gestione del teatro: «Previsioni troppo rosee nei bilanci, eccesso di assunzioni, sottoutilizzo delle voci che possono portare denaro in cassa. Tra queste, le tournée all'estero: concerti a costo zero, a carico della struttura ospitante». E perché non si organizzano trasferte? «Per pigrizia, direi. Ma soprattutto perché un accordo sindacale obbliga lo spostamento dell'orchestra al completo, con le riserve e le maestranze». ----------------------------------- Intervista. Non di solo metrò vive l'incontro con il ministro per i beni culturali a Napoli per un sopralluogo nelle stazioni archeologiche. Gli argomenti sul tappeto sono molti, ma uno spazio più ampio Giuliano Urbani lo dedica, parlando con il Mattino, al deficit del San Carlo. Come risponde all'appello per il salvataggio del nostro teatro? «Apriremo subito un tavolo con le Regioni per studiare la riforma del Fus, fondo unico per lo spettacolo. Il passaggio successivo sarà in Parlamento, e soltanto in quella sede si potrà decidere per un finanziamento straordinario». Si è detto che il passivo del San Carlo sia legato a un eccesso di assunzioni. «Vero. Dipende dal fatto di aver ragionato in una logica troppo ottimistica, mettendo in conto introiti che poi non ci sono stati». Se la sente, insomma, di parlare di un difetto di gestione? «Non vorrei dire nulla di avventato. Però ho visto i bilanci, e giudico in base a quelli. Erano pieni di previsioni un po' troppo rosee». Quale l'errore principale? «Il sottoutilizzo di alcune voci che avrebbero potuto riempire le casse del teatro». Per esempio? «La presenza all'estero, mai presa in considerazione, mentre tutto il mondo ci prega in ginocchio di esportare i nostri spettacoli. Sono tournée a costo zero, perché la spesa viene sostenuta dalla struttura ospitante, che consentono un forte rientro economico». E perché non si percorre questa strada? «Per pigrizia, direi. Ma il vero ostacolo è la prassi di inviare in trasferta le orchestre al gran completo, con le riserve e le maestranze, con conseguente aggravio di costi per chi sostiene le spese del concerto. Da questo nodo non si esce senza un confronto sindacale, difficile quanto si vuole, però bisogna avviarlo». Come tranquillizzare chi teme una "svendita" dei beni culturali? «Spiegando che il ministero fa una netta distinzione tra gli immobili che hanno un valore artistico e quelli che non ne hanno. Si parte da un elenco stilato in base a questo princìpio, né bisogna dimenticare che i soprintendenti sono chiamati a emettere un parere vincolante sia sull'opportunità di vendere sia sulla destinazione d'uso. Sia chiaro, subito, che non vedremo mai un fast-food in un palazzo storico. Meglio una banca o una sede di rappresentanza per le pubbliche amministrazioni». La privatizzazione dei musei? «L'intervento dei privati può essere esteso a nuovi servizi: biglietteria, illuminazione, pulizia. Ma l'attività deve svolgersi sempre sotto la direzione dei soprintendenti, veri "gendarmi" a tutela dei nostri beni». Il futuro dei precari? «Continueranno a lavorare, perché abbiamo ancora bisogno di loro, ma è meglio non alimentare illusioni: con l'attuale situazione finanziaria, purtroppo, non siamo ancora in grado di garantire un'occupazione stabile. È nostro intento, però, marciare in quella direzione». Altro tema, la verifica politica nella maggioranza. È chiusa davvero? «Per quel che mi riguarda, sì. E tutti concordano sul fatto che a questo punto dovesse esaurirsi. Ma si riaprirà più avanti, perché c'è sempre bisogno di riconsiderare programmi e squadre». Il suo ministero a Follini? «Ne hanno parlato i giornali». E a lei il ministero dei trasporti? «Lo avete scritto voi. Non ve ne faccio una colpa, ma quasi sempre queste notizie vengono diffuse da chi ha interesse a ricoprire un certo incarico».