LIVORNO. Dal 24 agosto 2007 l'area è sotto sequestro, con provvedimento del gip, anche perché fatiscente: lo scopo è evitare che vi entrino delle persone. Da allora, per via dell'inchiesta giudiziaria, il progetto di rilancio delle Terme del Corallo e degli adiacenti stabilimenti ex Coca Cola è bloccato. Ma per ora i sigilli sembrano aver sortito un solo effetto: quello di render difficoltosi i soccorsi - molto frequenti - alla gente che vive abusivamente all'interno della struttura sequestrata. Dopo il recupero della salma di un barbone che martedì è morto di malattia dentro il parco, ieri c'è stato un altro intervento per un senzafissadimora che stava male. Per portarlo in ospedale sono dovuti intervenire i pompieri per tagliare il lucchetto apposto alla struttura su viale Foscolo. L'allarme è scattato alle 5.20. Un giovane tunisino di 28 anni, F.M., si è sentito male: febbre altissima, dolori articolari, mal di testa. Si temeva si trattasse di meningite. A chiamare il 118 sono stati alcuni suoi amici. In pochi minuti l'ambulanza è arrivata in viale Ugo Foscolo. Ma all'ingresso degli edifici ex Coca Cola, i soccorritori si sono dovuti fermare: ai cancelli c'erano dei lucchetti, messi proprio per non far entrare barboni, che però puntualmente scavalcano ogni giorno, come testimoniato anche da residenti della zona. Di fronte a quella difficoltà, il 118 ha allertato il 115 dei vigili del fuoco e poi la polizia. I pompieri sono subito arrivati con tutte le attrezzature tra cui delle speciali tenaglie con cui sono riusciti a recidere le catene e quindi a permettere ai volontari, giunti insieme al medico del 118, di raggiungere l'anfratto in cui giaceva il tunisino. Non è stato facile per i soccorritori arrivare fino al punto dove si trovava il 28enne: hanno dovuto, infatti, attraversare una sorta di percorso a ostacoli fatto di cartacce, siringhe e altri rifiuti. Le condizioni del paziente sono subito apparse molto serie: il rischio più grande era che il giovane avesse qualche forma di meningite. Quindi, per fugare subito ogni dubbio, è stato portato immediatamente in pronto soccorso. I successivi accertamenti, per fortuna, hanno escluso che il ragazzo fosse affetto da meningite, in ogni caso è stato trattenuto in ospedale per essere sottoposto ad altri esami. Tutte le operazioni sono state monitorate dagli agenti delle Volanti della polizia che stanno svolgendo accertamenti sul caso. Martedì verso le 11, all'interno del parco, dal lato dell'ingresso principale delle ex Terme, sotto il cavalcavia della stazione, era stato trovato esanime un barbone di origini torinesi, Valerio Anversa, 43 anni, morto per malattia. Il suo corpo giaceva tra le siepi in una situazione precaria dal punto di vista igienico. La vittima ormai da mesi viveva dentro le ex Terme, insieme ad altri clochard. In tutto sono circa una quindicina i barboni e i tossici che frequentano la struttura. Ci sono alcune persone che addirittura ci vivono da anni. A fine aprile il 118 insieme ai carabinieri aveva soccorso per un'overdose una donna di 35 anni che aveva confessato di abitare alle Terme da sei anni col suo compagno. Con lei c'era un cane. La struttura è frequentata anche da alcuni cani randagi. Si tratta comunque di persone che vivono nel disagio e che avrebbero bisogno di un aiuto.