La parola «culto» ha mantenuto la sua componente terrosa, fangosa, agricola terreni dissodati, disboscati, radure, i primi steccati: il culto è una radura nella buia foresta delle origini. In questo mondo contadino, «pagano», bisognava conquistarsi la benevolenza degli dei. La parola «cultura», al contrario, è completamente legata all'uomo, e all'uomo soltanto: il Rinascimento, le scoperte, l'apertura verso mondi lontani, la geografia, l'astronomia, ma anche ai tempi passati, l'Antichità, Atene e Roma, e Gerusalemme. Scienza e umanesimo si sono mescolati allora come mai più in seguito. Poi, con il «culturale», siamo scesi ancora di una tacca. Quand'è stato che la parola «culturale» ha finito per rimpiazzare, nella nostra lingua, la parola «cultura»? Verso la fine degli anni Sessanta? Mi ricordo un articolo di Gaëtan Picon che scriveva allarmato: l'uso di «culturale» significa la fine della cultura. La cultura è una, il culturale è plurale. La cultura è una qualità, un'identità, che unisce e che innalza. Il culturale disperde, sparpaglia, degrada, squalifica, ci fa ripiombare nei numeri, con la pesantezza del quantitativo: i beni culturali, le attività culturali, gli attori culturali, gli ingegneri culturali, i giacimenti culturali, le industrie culturali La cultura, fedele alla sua origine, era il culto, la fondazione del tempio e, letteralmente, la nascita della «con-templazione», la delimitazione di un luogo sacro nello spazio e la fedeltà a questo luogo. Il culturale è l'esportazione, il commercio, la politica delle banche. Un tempo capitava di incappare in uomini di cultura. Oggi non si incontra più nient'altro che funzionari culturali. Il culto aveva intessuto, tra l'uomo e le sue divinità, un legame verticale, che andava dal basso verso l'alto. La cultura aveva intessuto, tra l'uomo e gli altri uomini, una trama orizzontale. Il culturale è di nuovo un circuito verticale, ma in senso opposto. Così concepita, la cultura finisce allo stesso rango dello scarto, del cascame, di ciò che cade fuori dal mondo, dell'immondo, dell'escrementizio. Materializza la vecchia equazione dell'oro e delle feci, ciò che viene monetizzato, si noleggia e si vende. I tre livelli del declino, che si propongono qui nella declinazione culto culturaculturale, potrebbero anche essere espressi attraverso un'altra disposizione ternaria. Si tratta dell'articolazione in sacroprofano ludico che Roger Caillois evoca nella sua teoria sul gioco e il sacro. Il ludico è la rappresentazione inoffensiva della cerimonia primitiva. «Privato del mito, cioè delle parole consacrate che conferiscono ai gesti potere sulla realtà, il rito si riduce a un insieme regolamentato di atti ormai inefficaci, a un'innocua riproduzione della cerimonia, a un puro gioco (ludus) ». Al contrario, scrive ancora, «il mito senza il rito porta al semplice gioco di parole (jocus), parola vana, senza contenuto né garanzia, senza conseguenze Allora la lotta per il possesso del Sole diventa una partita di football, e l'enigma come prova iniziatica non è più che un gioco di parole». Mentre ci prepariamo, per una futura «Festa», una «Notte» dei musei, una «Corsa all'arte», qualche «Parata» amorosa, potremmo mai immaginare di portare in processione per le strade di Parigi l'ultima invenzione di un pittore in voga, come fecero a Firenze con la Maestà di Duccio, tra gli applausi della folla stupita? L'impotenza delle istituzioni museali a perpetuare un legame sociale in altro modo che non con questi rituali raffazzonati a beneficio dei «nuovi pubblici» e delle «minoranze attive», il ricorso al gioco di parole usato fino alla nausea nella stampa scritta insomma, l'onnipresenza nelle attività «culturali» dei nostri tempi del gioco, dello spettacolo e del fun per tacere del calcio e dello slam documentano questo declino che va dal culto alla cultura e dalla cultura al culturale, ben oltre quello che Caillois aveva immaginato nel dopoguerra.
BENI CULTURALI - Benculturalismo, il male dei musei
La parola "culto" ha mantenuto la sua componente terrosa e agricola, mentre la parola "cultura" è legata all'uomo e all'uomo soltanto. La cultura è una qualità che unisce e innalza, mentre il "culturale" disperde e degrada. Il culto aveva un legame verticale tra l'uomo e le divinità, mentre la cultura aveva un legame orizzontale tra l'uomo e gli altri uomini. Il "culturale" è un circuito verticale che materializza la vecchia equazione dell'oro e delle feci.
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Bene culturale
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