Collega le vie Bovara e San Nicolò, e i muri che lo stringono sono coperti da scritte di ogni tipo Più che un vicolo, un budello stretto e maleodorante. Il vicolo Aronne e Luigia Cima, però, non è una viuzza sperduta in periferia, magari al Bione. Si trova nel pieno centro storico di Lecco, tra le storiche via Bovara e via San Nicolò. Nei giorni feriali è un passaggio di collegamento tra le due vie. Da una parte la biblioteca, dall'altra la clinica Città di Lecco, dedicata al Beato Talamoni. Ma se il Beato vedesse com'è conciata la viuzza accanto alla sua clinica trasalirebbe. Scritte oscene su tutti i muri, specie nel tratto visibile anche da via Bovara, meta turistica per i suoi mercatini e per il fatto che collega al vallo delle mura. Frasi inneggianti all'odio verso le forze dell'ordine (polizia e carabinieri), contumelie contro l'ex sindaco Bodega, graffiti che di artistico hanno solo il colore, viola, grigio, rosso? Poi tantissime scritte vecchie, consunte, e nuovissime, altrettanto bislacche. Ma fosse solo questo: i negozianti del vicolo non ne possono più: «Si fermano negli angoli meno esposti a fare i loro bisogni corporali ? spiega la titolare orientale del centro benessere ?La filosofia dell'essere? ? Io devo uscire ogni giorno a pulire. Non oso dire nulla, quando vedo che fanno quelle cose, perché sono da sola e qui non passa spesso gente. Esco e butto secchi d'acqua e candeggina. Ma la puzza a volte è insostenibile». Inciviltà che ormai è diventata la regola. Qui l'ordinanza contro le birre bevute in pubblico andrebbe applicata alla lettera: «Tante volte giovanissimi si fermano sulle panchine in pietra con la birra in mano, bevono e buttano i vetri per terra rompendoli». Anche i titolari del nuovo negozio ?Anna Spose?, aperto a gennaio, in pochi mesi ha già avuto di che lamentarsi: «La pulizia è quel che è ? spiegano ? e comunque qui sporcano dappertutto». Abbiamo fortuna: una signora che porta a passeggio il suo cagnetto ci fa la storia del vicolo. Lei abita in via Resinelli ma sua madre risiede proprio nel vicolo Cima: «Questo vicolo è conciatissimo, ma dovrebbe invece essere un percorso di archeologia industriale. Qui sorgeva la ferriera Cima in corrispondenza del vecchio corso del Gerenzone, poi deviato. Là dove si vede il corso della fiumicella, in via Bovara, c'era una turbina per la produzione di energia elettrica che è stata conservata, ma che nessuno può vedere perché la teca in vetro che sta in cima al vicolo, dopo le scale, è tutta imbrattata. Hanno messo i vincoli, ma a cosa servono se poi questa viuzza è lasciata al degrado? C'è persino gente che orina sulle piante: in quell'aiuola (e indica la aiuola che dà su via Bovara) c'erano delle piantine ormai uccise dalla pipì». La signora è un fiume in piena: «Anni fa ho proposto all'ufficio verde pubblico del Comune di risolvere il problema delle scritte facendo correre dei rampicanti sui muri. Mi risposero che non si poteva perché creavano umidità al terrapieno che è di loro proprietà. Intanto però le scritte io le ho fatte cancellare a spese mie e subito sono tornate? Inoltre questo vicolo è spesso usato come discarica. La pulizia meccanizzata qui non può passare: sacco viola e umido lo lasciamo all'incrocio con via Bovara e così questa diventa terra di nessuno». A riprova delle parole della signora, un mucchietto di sacchetti con scarpe, appendini, abiti, fa bella mostra di sé in un'aiuola. Per il resto, pur non dando il vicolo l'idea dello sporco a uno sguardo superficiale, questa vietta è davvero lasciata andare. Ancora alcuni residenti: «Per forza non è un porcile: quando abbandonano i rifiuti ci preoccupiamo noi di farli sparire. Non possiamo far altro».
Degrado in centro Sopra San Nicolò un vicolo soffocato
Il vicolo Aronne e Luigia Cima è un passaggio stretto e maleodorante nel centro storico di Lecco, collegato alle vie Bovara e San Nicolò. I muri del vicolo sono coperti da scritte di ogni tipo, tra cui frasi oscene e contumelie contro le forze dell'ordine. I negozianti del vicolo non possono più tollerare la situazione e spesso si fermano negli angoli meno esposti per fare i loro bisogni corporali. La titolare di un centro benessere del vicolo afferma che la filosofia dell'essere è quella di non dire nulla, ma purtroppo la puzza a volte è insostenibile. La pulizia meccanizzata non può passare per il vicolo, che è spesso usato come discarica.
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