I percorsi sotterranei, visitati da generazioni di bolognesi grandi e piccoli, sono stati recuperati con testimonianze del passato e riaperti da domenica Le Grotte del Farneto tornano ad essere visitabili, dopo lunghi anni di chiusura. La cerimonia dapertura di domenica scorsa ha di fatto restituito uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia, che testimoniano la presenza delluomo sul territorio bolognese in tempi antichissimi.«Tutto si deve alla curiosità e allo spirito davventura di un rampollo dellaristocrazia bolognese, a metà dell800. Francesco Orsoni, la cui famiglia aveva una villa alla Cicogna saggirava in cerca di fossili, minerali e gessi. Fu lui a scoprire lentrata delle grotte - dice Giuseppe Rivalta, biologo e presidente del comitato scientifico che curerà la conservazione delle grotte - La ricerca delle tracce più antiche delluomo qui a Bologna contava già di una "scuola": allUniversità cerano i corsi di geologia del Professor Cappellini, chiamato qui per risollevare i fasti dellAteneo dopo lunità dItalia e aveva creato uno dei musei di Paleontologia più importanti del Paese». Scoperta dunque da Francesco Orsoni nel 1871, esplorata poi da Luigi Fantini, speleologo di San Lazzaro nei primi decenni del Novecento, le Grotte del Farneto furono la casa degli uomini delletà del bronzo (qui infatti furono trovati anche strumenti litici risalenti a quel periodo storico), ma nel corso dellultimo secolo sono diventate soprattutto un simbolo per i gruppi di speleologi bolognesi e non, che oltre a calarsi al loro interno lo hanno reso ancora vivo permettendo così lo svilupparsi di una politica per la difesa dellambiente carsico e un prezioso laboratorio per i biologi. E durante la seconda guerra mondiale, furono pure rifugio naturale per circa 160 sfollati di Bologna e dintorni in fuga dai bombardamenti. Insomma un pezzo di storia della nostra provincia molto significativo. Negli anni Cinquanta e Sessanta gruppi e singole persone, anche inesperte anche ragazzini, si avventuravano nelle viscere della collina di San Lazzaro. E, per molti, quei percorsi nel buio sono rimasti un ricordo di unepoca. «Mi sembra giusto ricordare - aggiunge Rivalta - che a pensare ad un rilancio delle Grotte fu lallora assessore provinciale Forte Clò, parliamo degli anni ï90. Ci fu un simposio internazionale sui Gessi a Bologna, lui si impegnò per primo a cercare i finanziamenti». Il recupero della grotta e la riqualificazione di tutta larea è ora giunta a compimento, come risultato di lungo lavoro reso possibile innanzitutto dal finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna (200mila euro le risorse messe a disposizione) e poi dalle attività di esperti e specialisti di varie discipline. Tra gli interventi realizzati cè una scala a chiocciola che permetterà di raggiungere lantico accesso che era impedito da tempo da un evento franoso e un sentiero che collega il Parco al piazzale, percorribile anche da persone disabili. «Ora sarà necessario un periodo di controllo, manutenzione e monitoraggio, che sarà a cura del Gruppo Speleologico Bolognese. Verificheremo così limpatto anche dei visitatori su tutto lambiente e potremo portare avanti anche progetti scientifici» conclude Rivalta. «Il Farneto rappresenta un simbolo del territorio - è il commento infine del sindaco di San Lazzaro, Marco Macciantelli - sia nella versione della passione escursionistica, sia perchè legato alle figure di Fantini e Luigi Donini, giovane speleologo sanlazzarese che nel 2006 perse la vita per soccorrere alcuni compagni rimasti bloccati in fondo allAbisso di Castello Roncobello. E le caverne restano soprattutto uno scrigno naturale, con non pochi giacimenti preziosi per lo studio dellarcheologia». Da marzo un calendario di visite guidate alla grotta arricchirà lofferta del Parco. La prima visita, con un gruppo di 30 persone, è stata effettuata proprio domenica. Per informazioni cè il numero 0516254811 e infoparcogessibolognesi. it