Parlare di tutela del paesaggio nelle nostre terre, dove intere città abusive spuntano indisturbate sotto gli occhi delle autorità locali, è come parlare di corda in casa dell'impiccato. Ma perché un'analisi sull'argomento sia fattiva - e non l'ennesimo cahier de doléances condito da generici buoni propositi di lotta all'abusivismo - occorrono due condizioni: vincolare la tutela ambientale a un'autentica visione riformatrice; fornire al discorso apocalittico sul degrado precise indicazioni operative. Centra in pieno i due obiettivi La tutela del paesaggio in Italia, il libro di Giuseppe Galasso (Esi, pagg. 205, euro 12,50), una raccolta d'interventi e documenti che ripercorre i momenti salienti della legge 431 del giugno 1985, scaturita da un'autentica battaglia politico-culturale. E se di solito si usa connotare una legge con il nome del suo ispiratore per sottolinearne la negatività, quando si parla della «Galasso» - con relativi «galassini» - tutti o quasi sanno che ci si riferisce a un intervento che ha rivoluzionato in positivo la cultura dell'ambiente. La «Galasso» porta la firma dello storico napoletano, dal 1983 al 1987 sottosegretario ai Beni culturali e ambientali. Il quale rivendica con orgoglio sia la guida della battaglia sostenuta sia la paternità della legge, senza preoccuparsi di scendere sul terreno della polemica contro interpretazioni che collegano la legge a «pressioni o spinte esterne al Ministero (...). come sarebbe stata quella di uno straordinario benemerito della causa ambientale (...) quale fu Antonio Iannello». Nei documenti e negli scritti di questa raccolta, Galasso ricostruisce anche la vis polemico-politica di quegli anni, in parte confutandone l'immagine di epoca del «riflusso». La legge, spiega nell'introduzione, si distingue dalle precedenti, dal 1914 al 1939, per il fatto di non considerare il bene ambientale né come mero elemento estetico né come frammentato in singoli «pezzi»: per la prima volta diventa un'unità complessa fatta di coste, parchi, laghi, fiumi, bisognosi di una salvaguardia da inserire in un disegno unico di politica del territorio. Rimarcando un «debito» d'ispirazione, Galasso indica l'esperienza ministeriale di Croce nell'ultimo governo Giolitti, sicché la dedica del libro ad Elena Croce chiude il cerchio di un impegno ripreso dalle figlie del filosofo. Nel ricordare le contestazioni subìte dalla legge, Galasso si chiede: è stata più elusa che applicata, in breve fallita? La risposta è no, se si guarda ai provvedimenti di Melandri e Urbani concepiti nel solco della «Galasso». È ancora di più no, nella terra in cui si sono visti sindaci in marcia per difendere gli abusi edilizi, se si considera quanto ancora ci sia da combattere contro «il sistema del condono: ripetuto, irragionevole, conveniente anche economicamente per l'interesse privato e particolare».