L'AQUILA. Valorizzare e conservare i resti di Amiternum attraverso la realizzazione di un parco archeologico e di un Antiquarium. La proposta è dell'ambientalista Giovanni Cialone che lancia un appello alla Soprintendenza e agli enti locali: «La zona ha bisogno di un'attenzione maggiore e non può essere oggetto di scavi occasionali che non seguano un progetto unitario di valorizzazione». In particolare Cialone propone di "rispolverare" il progetto di qualche anno fa che prevedeva la realizzazione proprio a San Vittorino di un Antiquarium. «La struttura è stata costruita ed arredata, ma l'Antiquarium non è mai stato attivato ed ora la sede che doveva essere destinata a questo scopo ospita un circolo per anziani» spiega Cialone, «Bisognerebbe riprendere quel progetto e metterlo in pratica, magari spostando il circolo in altri locali». L'ambientalista, inoltre, chiede agli enti locali di attivarsi per la realizzazione di un parco archeologico nella zona dell'antica città romana. «Potrebbe comprendere» spiega Cialone «non solo tutta la città di Amiternum, con i suoi edifici di rappresentanza e con quelli che stanno emergendo dalla periferia dell'antica città, ma anche le famose catacombe paleocristiane presenti nel sottosuplo della chiesa di San Michele Arcangelo». Il cimitero sotterraneo che si è sviluppato attorno alla tomba del Santo, risalente al V secolo, infatti, meriterebbe secondo l'ambientalista più attenzione. La proposta di Cialone fa seguito alle recenti scoperte nella zona di Amiternum, dove la Soprintendenza (con un intervento durato circa un anno) ha trovato abitazioni, strade, un tempio e il foro dell'antica città. Nella zona antistante alla scuola edile di San Vittorino, inoltre, negli ultimi giorni è emersa una struttura di circa 400 metri quadrati, forse una villa rurale: un'abitazione di periferia dove si svolgevano attività agricole. «Purtroppo gli scavi si sono dovuti fermare per ragioni economiche» afferma Cialone, «ma sono ancora moltissime le ricchezze sepolte nel sottosuolo di Amiternum che rischiamo di perdere per sempre. Sarebbe opportuno, dunque, che con uno sforzo unitario di Soprintendenza ed enti locali si pensasse anche alla possibilità di mandare avanti le ricerche con fondi ad hoc».