Le scene della spazzatura non raccolta nelle strade di Napoli e dintorni diffuse dal «New York Times» sembravano dovessero restare indelebili nell'immaginario collettivo dei lettori. Il libro Gomorra, venduto negli Stati Uniiti - e nella sua versione cinematografica candidato al premo Oscar per il miglior film straniero - sembrava essere diventato una lettura obbligatoria per quelli che vogliono mantenersi aggiornati sulla vita quotidiana della Campania. La stessa parola - Campania - sembrava diventata il nome nuovo per definire tutto quello che non funziona in una società occidentale avanzata. Un evento di grande respiro culturale interrompe ora la sequenza negativa e riporta la regione all'attenzione di quelli che invece credono che le sue traversie sono soltanto un momento basso nell'altalena del tempo e non il punto di arrivo della sua storia. Oltre centocinquanta capolavori d'arte (sculture, affreschi, mosaici, bronzi e marmi) delle opulente abitazioni della elite urbana di Pompei o delle aristrocratiche ville romane della Campania del primo secolo dopo Cristo saranno esposte nella capitale americana da domenica prossima fino al marzo del prossimo anno. Capolavori che riflettono la riverenza dei romani per la tradizione artistica greca e la vittoria culturale della antica Grecia sul suo conquistatore romano. La mostra «Pompei e la Villa Romana: Arte e Cultura nella Baia di Napoli» viene ospitata nella splendida «National Gallery of Arts», essa stessa vistosamente influenzata nelle sue strutture fisiche dalla tradizione architetturale romana. La «Rotunda» della Galleria riproduce il modello del vecchio Pantheon di Roma,con ventiquattro colonne ioniche di marmo verde italiano e con basi e capitelli di marmo botticino. Ventisette sale furono appositamente disegnate per ospitare una vasta collezione di capolavori italiani del Medio Evo e del Rinascimento, tra cui due di Giorgione, cinque di Raffaello, sette di Tiziano ed il solo dipinto di Leonardo da Vinci visibile in un museo dell'emifero occidentale. Un denso programma di lezioni, film e dibattiti accompagnerà la mostra. La curatrice, Carol Mattusch, docente di Storia dell'arte alla «George Mason University» dice che non aveva mai prima trovato una collaborazione così «cortese, utile e piacevole» come quella offerta dai dirigenti dei Beni culturali e dei musei di Napoli nei dieci anni delle sue periodiche visite ai siti archeologici della Campania, ma lamenta la continua, strisciante degradazione ambientale che circonda il fascino straordinario delle bellezze archeologiche della regione. «Napoli - aggiunge - è la città che amo di più al mondo fuori degli Stati Uniti». Sarebbe un errore se la gioia di vedere la Campania e il suo passato lontano tornare positivamente alla ribalta di una delle piu prestigiose gallerie d'arte del mondo dovesse rafforzare la propensione a rifugiarci nelle antiche epoche d'oro ogni volta che si devono affrontare crisi, transitorie nella loro natura, ma che per inerzia mentale definiamo permanenti. Le analisi economiche misurano il successo di una società in termini di produzione, profitti , occupazione: tutti elementi, importanti, fondamentali. Ma il successo di una società si misura anche sul rapporto tra ricordi e sogni. Quando l'ieri prevale sul domani, la dignità delle persone finisce non per riposare sui sogni del futuro,ma nel masticare il passato.
CAMPANIA : spazzatura e beni culturali
Il libro e la mostra "Pompei e la Villa Romana: Arte e Cultura nella Baia di Napoli" riportano l'attenzione della Campania e del suo passato. La mostra, ospitata alla National Gallery of Arts, esporrà oltre centocinquanta capolavori d'arte, tra sculture, affreschi e mosaici, provenienti dalle opulente abitazioni della elite urbana di Pompei e delle aristrocratiche ville romane della Campania. La mostra riflette la riverenza dei romani per la tradizione artistica greca e la vittoria culturale della antica Grecia sul suo conquistatore romano.
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Bene culturale
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