Le dichiarazioni del ministro Renato Brunetta hanno lasciato il segno. «I musei sono depositi polverosi e gli enti lirici centri di spesa clientelari, meglio abolire il fus, il fondo unico per il teatro». Alzata di scudi dai sindacati, mentre interviene subito a chiarire il piano del governo il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: «Il grido di allarme lanciato dall'amico Renato Brunetta è stato raccolto da tempo e in modo concreto dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi». Sulla lirica per Giro «l'obiettivo del ministro è quello di invertire una rotta che inevitabilmente ci porterebbe al collasso delle Fondazioni». Sul Fondo Unico dello Spettacolo, per il sottosegretario «non è un segreto che sia stato utilizzato in modo improprio alimentando una miriade di iniziative culturali non sempre di qualità». Giro annuncia una stretta sulle fondazioni: «Daremo presto delle regole per ridurre il debito e per arrivare a siglare un contratto nazionale dove sia riconosciuto e premiato il merito di chi lavora». Insomma la lingua che parla Brunetta è la stessa dell'esecutivo. Opposte le considerazioni di enti e fondazioni. «Il ministro Brunetta spara nel mucchio, con frasi che fanno titolo sui giornali ma non guardano il problema» è il pensiero di Maurizio Roi, presidente della Fondazione Toscanini e vicepresidente dell'Agis: «Si può scegliere di chiudere il Fondo Unico per lo spettacolo, ma questo significa chiudere i teatri» conclude Roi. Il San Carlo, già commissariato, risentirebbe ancora di più di una simile evenienza. Chiede le scuse di Brunetta la Uil beni culturali con il segretario Gianfranco Cerasoli: «Il ministro straparla, dicendo solo sciocchezze, con l'aggravante delle offese a settori dei beni culturali e al personale che rappresentano alcune tra le eccellenze del nostro Paese. Brunetta venga a vedere di cosa sono capaci i nostri musei e chieda scusa». Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione Cultura ala Senato spiega così le affermazioni del ministro: «È del tutto verosimile, nella migliore delle ipotesi, che il Brunetta non abbia mai approfondito gli argomenti dello spettacolo e delle attività culturali».