Al lavoro da subito per fare di Napoli un'altra Abu Simbel, in Egitto, dove i colossi dei faraoni cambiarono posto come pedine di una dama. Alle sette di ieri sera, il soprintendente archeologo regionale Stefano De Caro era ancora sul cantiere di piazza Nicola Amore, dopo la visita in mattinata del ministro Urbani. La soluzione è al vaglio, forse sarà questa: il tempio dedicato forse alla Fortuna di Augusto (lo dirà la ricomposizione di una scritta trovata nei mosaici del pavimento) verrà sollevato per consentire i lavori di superficie, mentre la talpa ha già finito il suo scavo sotterraneo, e poi sarà rimesso a posto, riincollato. «Stiamo valutando l'ipotesi di smontare tutto il complesso -spiega De Caro - non nel senso di demolirlo, ma di staccare mosaici, muri ecc e passarci sotto. Mentre si realizza la stazione più in basso, di restaurare e ricollocare al suo posto esattamente nella stessa posizione tutto il tempio: così si potranno avere entrambi, stazione e edificio. E' accaduto per AbuSimbel,anche se in condizioni diverse». In Nubia, infatti, dov'erano i due templi di Ramses II e Nefertari, nel '67 l'Unesco realizzò un'opera di alta ingegneria per salvare gli edifici dalle conseguenze della costruzione della diga di Assuan. I templi furono tagliati in 1036 blocchi e rimontati in cima alla montagna, 64 metri più in là. «Abbiamo la manodopera e le tecnologie. Non possiamo parlare di costi, se prima non si finisce di scavare. La fine è prevista presuntivamente per metà marzo: si scava fino alle 23 su due turni». Invece la fontana è affare della soprintendenza al Polo Museale: è già pronta per essere prelevata e per il restauro, che avverrà a Piscinola o nell'area di stoccaggio di piazza Municipio. Urbani ha visitato i cantieri-scavi accompagnato da De Caro, il sindaco Iervolino, il governatore Bassolino, l'assessore Teresa Armato, la responsabile dei cantieri archeologici Daniela Giampaola, la reggente archeologa Valerla Sampaolo. C'era anche Pier Giovanni Guzzo, soprintendente di Pompei: «Un ritrovamento paragonabile ai grandi scavi urbani, quello della stazione Duomo», ha detto l'archeologo romano. Il tempio di età Giulia (intorno al 30 d.C.) e i graffiti sulla fontana di età federiciana (XIII sec.) con una interessantissima veduta «antenata» della Tavola Strozzi, cambieranno i piani della Metropolitana di Napoli. Ci vorranno più soldi? Urbani non si è sbilanciato: «Non so se ce ne saranno, non sappiamo quanto costeranno i lavori. Spero di farcela con quanto già diamo a Napoli. Se dovesse servire, si potrebbe ricorrere anche una legge speciale. Secondo un prospetto ministeriale, a Napoli in via ordinaria il ministero Beni culturali assegna ogni anno 20 miliardi di vecchie lire, e per il biennio 2003-2005 ha in preventivo di spesa 29 milioni di euro. Il porto di Neapolis, come una location cinematografica, verrà probabilmente ricostruito altrove («come per la sanità, in questo caso più consulenti ci sono, meglio è», ha detto Urbani lasciando intendere che non basteranno gli esperti che hanno recuperato la flotta di Pisa).
Neapolis, il tempio sarà sollevato
Il ministro dei Beni culturali Urbani ha visitato i cantieri di scavo della stazione Duomo a Napoli, dove si sta lavorando per restaurare la fontana e il tempio di età Giulia. La soluzione proposta è quella di smontare il complesso, staccare i mosaici e i muri, e poi rimetterli al loro posto. La fine dei lavori è prevista per metà marzo. Il ministro ha detto che non si sa ancora se ci saranno costi aggiuntivi, ma spera di poter farcela con quanto già assegna ogni anno al ministero. La stazione Duomo è un ritrovamento importante, che potrebbe cambiare i piani della Metropolitana di Napoli.
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