VENTANNI fa, con il restauro dellArco di Trionfo di Alfonso dAragona a Castelnuovo, coraggiosamente voluto dalla Fondazione Napoli Novantanove, iniziava quello che qualcuno avrebbe chiamato "il Rinascimento napoletano". LArco, capolavoro del 1444, oggi è di nuovo annerito; «ma ha resistito, mi pare, meglio della città: forse il 5 per cento dellimpatto che quellavvenimento ebbe è rimasto vivo; e sarebbe sufficiente per farci provare di nuovo». spiega Mirella Banacco, con il marito Maurizio lanima della fondazione. Un anno dopo, lopera era già stata deturpata da un lancio di vernice; oggi. denuncia una palese carenza di manutenzione. E per celebrare i 20 anni dal restauro (di un monumento, e anche di una società), la Fondazione discute di manutenzione programmata, concetto invano propugnato da Giovanni Urbani, allora direttore dellIstituto centrale del Restauro, fin dagli Anni 70. Salvatore Settis racconta che la pulitura della facciata a graffiti (di Vasari) della Nornale di Pisa «avveniva ogni 50 o 60 anni; oggi. ogni 15 o20»: e a Roma, il degrado della Colonna Traiana è iniziato dopo Porta Pia: «Prima, i Papi ne garantivano la manutenzione». Giorgio Bonsanti illustra i guai, attuali, dellArco aragonese di Napoli: croste nere, guano di piccioni, scritte varie; Nicola Spinosa ricorda che lArco è capolavoro «internazionale, con la presenza di artisti dogni dove; anche il restauro portò Napoli allattenzione del mondo; oggi, la città si è ripiegata su se stessa»: assai più nota come capitale della tnonnezza. Roberto Cecchi propone dinserire una quota per la manutenzione nel costo di ogni restauro. Il segretario generale del Ministero, larcheologo Giuseppe Proietti, sottolinea che il restauro italiano è allavanguardia nel mondo, ma che forti sono le spinte perché, nel settore dei Beni culturali, la presenza statale sia ridimensionata. E poi, cè il vertiginoso calo dei fondi: «Con i più recenti tagli, tra tre anni le spese di funzionamento saranno state ridotte del 95 percento rispetto a sei anni fa», chiarisce ancora Settis, mentre «al Sud non rimane nessuna Fondazione bancaria» (Proietti), e quindi ci sono assai pochi sponsor; «il 70 per cento delle spese delle fondazioni bancarie per la cultura è allocato al Nord, nemmeno il 5 al Sud, poche le briciole anche per il Centro Italia» (Settis). E allora, programmare la manutenzione dei monumenti va bene, ma chi la potrà poi compiere, e con che risorse? «La manutenzione è una battaglia campale, da affrontare con il coltello trai denti», dice Mirella Barracco, «come quelle per salvare il paesaggio e i centri storici». Un tempo era una parte essenziale del "Bel Paese": ora il patrimonio storico e artistico è quasi ridotto ad elemosinare. Dopo 20 anni, lArco è tornato ad essere tutto sporco e tutto grigio.