Del tripudio di bellezza della Scuola Grande di San Rocco ("la cappella Sistina di Venezia") Salvatore Settis dedica tutto il suo impegno di studioso e archeologo al maestoso volume presentato ieri allinterno delledificio storico veneziano. Dove Jacopo Tintoretto raccontò con i suoi teleri, perfettamente conservati - lavorandovi per quasi venticinque anni a cominciare dal 1564 - A gloria di Dio e orgoglio degli uomini della Serenissima. Settis conosce benissimo la scuola di San Rocco. Prima di scrivere, con Franco Posocco il libro, lha visitata per giorni osservandone ed esplorando angoli e documenti. Il lavoro di "riconsegna" editoriale della grandezza della Scuola ("una delle meglio conservate dItalia, un esempio per tutti") è loccasione per riflettore di beni culturali e università con lo studioso che ha legato il suo nome alla direzione della Scuola Superiore Normale di Pisa e alla Presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali. A San Rocco (taumaturgo) è legata limmagine della peste. Qual è oggi la peste della cultura? «In questo momento credo che sia la mercificazione. Lidea che ad ogni oggetto debba essere attaccato il cartellino del prezzo. Che bisogna sapere subito che cosa rende nei prossimi dieci minuti». Invece? «Bisogna ritornare a dire che la nostra è una cultura di valori che sono stati creati dai nostri antenati. Come quelli a Venezia e a San Rocco: hanno creato cose fatte per durare, ecco la differenza». Che fare? «Le cito lo Statuto di Siena (1309) che dice: "La prima preoccupazione dei governanti deve essere la bellezza della città, per gloria dei cittadini, per attirare i forestieri". Venezia è quella che è anche per questa ragione». Qui se ne attirano fin troppi a volte. Ma entrano in "un luogo deve cè gente senza memoria dellurbanità" non le sembra? «Credo sia così. Noi stiamo, perdendo moltissimo di tutto questo; e la nostra scuola, sclerotizzata così comè, non serve per continuare a trasmettere valori». Toglierebbe valore legale alla laurea? «È sulla base del valore legale della laurea che la competitività reale degli atenei crolla. Servono interventi radicali ma cè una preoccupazione maggiore: la nostra università produce prevalentemente disoccupati». Nessun sbocco per i giovani? «Non per quelli che intendono fare ricerca o occuparsi dei beni culturali. I migliore scappano, ogni anni seimila laureati, i più brillanti, vanno via». Non è così male la ricerca... «Resta - per ora a livelli alti. Siamo in testa nellUe per la fuga dei cervelli». Perchè? «Per due sole ragioni: il reclutamento non è basato sul valore, ma su considerazione di clan, di scuola, di famiglie. Uno bravo che non abbia la fortuna di avere il professor che lo colloca ...La seconda è che se qualcuno ce la fa non trova fondi sufficienti». Allestero se ne vanno anche le nostre élite. Come fermare lemorragia? «Sono condizionato dalla Normale di Pisa che è scuola di élite a base ugualitaria. Occorre essere uguali nella possibilità di entrare nelle élite. Ma lélite ci vuole, deve nascere dal merito». Scandalizzato se unazienda privata in Italia offrisse una cattedra ad un docente? «No. Accade negli Usa. Dico sì purchè la ricerca sia libera. Importante è non condizionare insegnamento e ricerca. E negli Usa i privati investono nelle scuole perché il sistema fiscale lo favorisce. E perché non ci sono masse di evasori come in Italia». Il nostro patrimonio... «Si sta facendo avanti questa idea: non serve a nulla e costa. Quindi occorre farlo fruttare, oppure buttarlo via. E lidea che si sta facendo avanti. Alcuni lo dicono apertamente, altri meno, ma il numero di chi lo sostiene è sempre più alto. Dico che il patrimonio culturale ha sua redditività e va mantenuto con grande rigore, per corrispondere al nostro meccanismo di necessità memorie storiche. Qui non servono misure sulla base del prezzo del biglietto ma sulla base della piacevolezza. Se Venezia fosse coperta di manifesti non ci verrebbe più nessuno». Federalismo nei beni culturali? «Il federalismo italiano nasce sgangherato. Con la legge Tremonti entro il 2011 verrà tagliato il 95 dellazione concreta del ministero dei Beni culturali. Ma lo Stato non ha tagliato i fondi alle Regioni. Nè maggioranza ne opposizione hanno analizzato questa situazione».