Per celebrare i 100 anni della prima legge di tutela dello Stato italiano (1909), il Colosseo ha aperto le sue arcate a «Rovine e rinascite dellarte in Italia», unagile rassegna di opere anche di straordinario livello - che illustrano come la tutela del patrimonio si sia evoluta fino a oggi. La mostra disegna le difficoltà dellelaborazione e applicazíone della legge italiana, la guerra mondiale con i danni delle bombe e le rapine, i tumultuosi anni della ricostruzione e della speculazione. Lo fa attraverso opere che hanno una storia moderna interessante quanto quella antica: si pensi alla statua in bronzo dellApollo citarista da Pompei, depositata nellabbazia di Montecassino, sfuggita ai bombardamenti perché "donata" dai parà tedeschi al maresciallo Goering e infine recuperata dagli alleati in un miniera di sale presso Salisburgo. E chiaro che in una mostra è difficile parlare di tutto quel che non sta in una vetrina: innanzitutto il territorio e il paesaggio, che oggi corrono i pericoli maggiori. Chi però, incuriosito dalle opere esposte, darà unocchiata allapparato didattico, essenziale e incisivo, avrà unidea non banale deiproblemi in gioco. La vecchia legge del 1909 era stata presto integrata - soprattutto per quel che riguarda la tutela del paesaggio, da sempre lanello debole della catena - e successivamente sostituita da quella del 1939. Le ultime modifiche costituzionali hanno portato al codice Urbani. Tali modifiche, sia detto francamente, non sono un passo avanti, poiché - separando la tutela dalla valorizzazione - creano conflitti di attribuzione insanabili tra Stato ed enti locali, aprendo la porta a notevoli rischi. Prevale oggi una concezione economicista del patrimonio culturale, che lo considera solo elemento dellindustria turistica, dove la necessità di fare cassa va a scapito di una prospettiva culturale di più ampio respiro e di lungo periodo. Archeologi e storici delle Soprintendenze hanno oggi la vita molto più difficile: la tutela è molto più complicata e il rischio di intromissioni politiche sempre alto, grazie alla facilità con cui adesso si possono spostare i soprintendenti. Va segnalata almeno una nota positiva: da pochi giorni sono stati finalmente condotti a termine i concorsi per i soprintendenti (tutti quelli attuali hanno un carico insostenibile, reggendo contemporaneamente due o tre soprintendenze in contemporanea) mentre sono in svolgimento quelli per gli ispettori. Cè da sperare che sia un passo verso la normalizzazione dei concorsi, che da tempo immemorabile non si tenevano più. La conseguenza di questo blocco è stata linvecchiamento e lassottigliamento del personale con laggravante delle ultime riforme, che hanno gonfiato i vertici dellamministrazione svuotando gli uffici operativi territoriali. La mostra narra dunque una storia in cui non è scontato lhappy end. Lultimo capitolo di questi travagli (assente dalla mostra) è labolizione decisa ora dal ministro Brunetta degli incentivi già previsti dalla legge Merloni del 1994. I funzionari e tecnici che riuscivano a realizzare con le forze interne allamministrazione nuovi progetti, dedicando quindi anche tempi privati al lavoro ed evitando gravosi appalti esterni, venivano premiati con fondi che ora sono stati tagliati. E ovvio che un simile provvedimento, oltre a sollevare le ire degli interessati - accomunati ai "fannulloni" - arreca un sensibile danno economico allo Stato e nega nei fatti le dichiarazioni di voler riqualificare la Pubblica amministrazione su basi meritocratiche.