Guadagno 1.700 curo al mese, dirigo un museo con 200 dipendenti che attira 1.600.000 visitatori lanno con un ritmo di 6.000 al giorno, lavoro dalle 8.3o alle 19 e spesso anche di notte. Sinceramente non vedo dove siano la polverosità del museo e lassenteismo». Parola di Antonio Natali, 57 anni, direttore degli Uffizi di Firenze dal giugno 2006 anno in cui rinuncio «a una cattedra vinta come ordinario di storia dellarte moderna al Politecnico di Milano. Avrei guadagnato tre volte tanto, ma non sarei mai stato capace di lasciare un museo per il quale lavoravo dal 1981». Il ministro per la Pubblica amministrazione e linnovazione Renato Brunetta, parlando a Ravello Lab, ha attaccato «i polverosi musei-depositi dove lassenteismo del personale può arrivare al 50 con lappiattimento burocratico nella loro gestione» e poi gli enti lirici «trasformati in centri di spesa inefficienti e clientelari, nei quali non cè trasparenza e non si giustificano gli occupati». Le contestazioni hanno scosso e irritato la macchina dei Beni culturali. E soprattutto i musei che in molti casi hanno strutture e responsabilità da medie aziende. Dice ancora da Firenze Antonio Natali: «Non mi atteggio a martire, ma chiederei a Brunetta di riflettere su un caso come il mio. A proposito di depositi, ho organizzato a Madrid nel nuovo spazio CaixaForum la mostra iIl pane degli angelii, con 45 opere provenienti dai sotterranei degli Uffizi, e che ha attirato 270.000 spettatori in due mesi, ora verrà allestita a Barcellona». E lassenteismo, direttore? «Sono molto legato al personale degli Uffizi. La verità è che lestate scorsa si è sottoposto a turni molto duri per mantenere aperto lintero museo anche senza la certezza del pagamento degli straordinari. Altro che assenteismo». Brunetta si è anche augurato che la cultura «smetta di essere sovrastruttura e diventi struttura per trasformarsi in un centro attrattore di flussi economici». Sul punto gli replica Giuseppe Napoleone, direttore del Cenacolo Vinciano a Milano: «Non sta a me giudicare sulla polverosità del nostro museo, so che ogni giorno lavoriamo perché non venga percepito così. Abbiamo 10 dipendenti fissi più 4 part time e ignoriamo cosa sia lassenteismo. Totalizziamo 350.000 visitatori lanno più 6o.ooo per le aperture straordinarie». Il risultato economico farà sicuramente piacere a Brunetta: «Alla fine dellanno registriamo un utile di due milioni di euro». Invece Anna Coliva, direttore del prestigiosissimo Museo Borghese di Roma (Caravaggio, Bernini, Canova, Tiziano), pone un altro dilemma: «Quando riaprimmo nel 1997 i custudi erano 80. Oggi, dopo tanti esodi verso lamministrazione centrale che li ha permessi, sono 32. Non cè alcun assenteismo ma invece un problema: apriamo spesso con tre custodi per piano che dovrebbero controllare dieci sale. Come la mettiamo con la sicurezza dei nostri capolavori? Il personale della Borghese è sottoposto a una mole di lavoro quadrupla rispetto alla media». E la polvere, dottoressa Coliva? «Non si possono fare simili automatismi. Io per esempio non so a cosa si riferisca, la polvere è ormai sparita anche dai piccoli musei di provincia. Forse si riferisce a qualche museo comunale o diocesano. Noi direttori saremmo ben felici di accompagnare il ministro Renato Brunetta in una qualsiasi istituzione museale». Conclude Sandrina Bandera, soprintendente per i Beni storici e artistici di Milano e soprintendente anche del museo di Brera: «La visione di Brunetta sui musei-depositi polverosi è il frutto di una visione vecchio stile completamente superata, che offende i funzionari impegnati a fare del nostro patrimonio un elemento di acquisizione culturale da parte del grande pubblico». Lassenteismo, soprintendente? «Non conosciamo il fenomeno. Il personale lavora in unottica dinamica. Piuttosto vorrei dire a Brunetta che Brera non sa come trovare appena 9.000 euro per pagare un corso dinglese ai 140 dipendenti in vista delle esigenze dellExpo, basterebbero trenta ore». Ecco il vero punto sul quale lamministrazione statale dovrebbe riflettere, secondo Sandrina Bandera: «Siamo chiamati a trasformare il lavoro dei dipendenti, a migliorarne la qualità. Dalla base cè disponibilità e anche sincera emozione rispetto alle prospettive di cambiamento. Ma da parte dellamministrazione manca la coscienza della assoluta necessità di questa riqualificazione. Oggi i custodi devono saper accogliere i singoli visitatori e i gruppi, fornire informazioni sulle opere, accontentare un pubblico che non parla italiano. Occorrono strumenti per poter realizzare tutto questo».
MUSEI - La battaglia dei musei spreconi
Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, ha criticato il ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, per aver attaccato i musei-depositi e aver accusato l'assenteismo del personale. Natali ha risposto che non è un martire e che ha lavorato duramente per mantenere aperto il museo. Ha anche parlato della mostra "Il pane degli angeli" che ha attirato 270.000 spettatori a Madrid. Il direttore del Cenacolo Vinciano, Giuseppe Napoleone, ha difeso il suo museo, affermando che non c'è assenteismo e che il museo registra un utile di due milioni di euro.
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