Legge in aula da domani: Prc e socialisti le spine della Giunta Riprende domani in Consiglio regionale l'esame della legge urbanistica. Oggi assemblea dei ribelli del Pd. Una settimana dopo i referendum si parla ancora di urbanistica, e stavolta se ne parla direttamente in Consiglio regionale. Consumati giovedì i primi passaggi in aula, da domani entra nel vivo la discussione generale sulla nuova legge di disciplina del territorio: quella destinata a porre le basi della pianificazione e della tutela ambientale per i prossimi anni, sostituendo la legge 45 del 1989. LA MAGGIORANZA Un momento importante non solo per la rilevanza del provvedimento, ma anche per il dato politico. Il centrosinistra deve dimostrare di esistere ancora: negli ultimi mesi la maggioranza è parsa molto sfilacciata, ma sull'urbanistica non può permetterselo. Numericamente non dovrebbe avere problemi: i 35 consiglieri più gli 8 di Prc e Sinistra autonomista arrivano già alla quota 43 che supera la metà dei consiglieri. E restano da aggiungere il consigliere dell'Italia dei valori e due del gruppo misto (Giommaria Uggias e Giuseppe Giorico) che finora hanno sempre garantito il loro appoggio. Ma su una legge così delicata possono esserci sorprese ad ogni articolo. Per garantirsi la sicurezza il centrosinistra deve però evitare strappi nel Pd e possibilmente ricucire con i socialisti. Il Ps sta partecipando agli incontri di maggioranza sulla legge, ma da mesi ha scelto le «mani libere» sulle proposte della Giunta e appena otto giorni fa era schierato per il sì al referendum sulla salvacoste. Del resto, anche a sinistra ci sono obiezioni sul testo varato dalla commissione Urbanistica a luglio: «Non siamo d'accordo - dice il capogruppo di Rifondazione Luciano Uras - a cancellare del tutto dall'ordinamento il vincolo di inedificabilità assoluta nei 300 metri dal mare. E non apprezziamo il meccanismo di silenzio-assenso contenuto nell'attuale versione della legge». Ma soprattutto «il vero nodo è capire se la competenza generale sugli atti di pianificazione come il Ppr torna al Consiglio, come previsto dalla statutaria, o deve restare alla Giunta». L'OPPOSIZIONE Secondo Giovanni Pileri (Forza Italia), relatore di minoranza in aula, la legge conferma «la tendenza dirigistica della salvacoste, con la volontà di accentrare le decisioni nelle mani del presidente Soru». Per cui la minoranza farà «una battaglia per migliorare la legge proponendo emendamenti sostanziosi, sul merito delle cose». Anche Eugenio Murgioni (Fortza Paris) critica aspramente «il dirigismo del livello del governo regionale», in un testo «chiaramente orientato verso il consolidamento nelle mani della Giunta di ogni prerogativa in materia paesaggistica e urbanistica». In questo quadro appare deludente il ruolo riservato agli enti locali, «ridotti - conclude Murgioni - a meri organismi di secondo piano nella programmazione regionale». «È un colpo di mano, i Comuni sono semplici destinatari di volontà centrali», attacca Nanni Moro (An), che poi mette l'accento sulle «pulsioni contrastanti interne alla maggioranza che hanno reso la legge un obbrobrio politico e giuridico». LO SCONTRO NEL PD Sulle vicende dell'aula influiranno anche le questioni interne al Partito democratico. I fuochi del conflitto sono solo relativamente spenti: in realtà la tregua è fragile e minaccia di non reggere, se non spunteranno intese convincenti tra le due grandi aree del Pd. Una di queste, quella che fa riferimento ad Antonello Cabras e a Paolo Fadda, si ritrova questo pomeriggio a Santa Cristina (appuntamento alle 15 e 30) per studiare le prossime mosse. L'invito è stato rivolto non solo ai componenti dell'assemblea costituente, ma anche agli amministratori locali e a tanti altri dirigenti e militanti. Un modo per tastare il polso dei democratici sardi, da parte di una corrente che ha perso la battaglia estiva sulla segreteria, ma si considera la vera maggioranza interna. Dopo gli scontri sull'elezione di Francesca Barracciu, ora il Pd deve decidere se arrivare alle elezioni frantumato, o tentare una ricomposizione quanto meno di facciata. Il primo segnale sarà la conclusione del braccio di ferro silenzioso interno al gruppo Pd in Consiglio regionale. Tramontata l'ipotesi della sfiducia ad Antonio Biancu, resta in piedi l'ipotesi di un documento unitario da proporre al partito (che riunirà la direzione la prossima settimana). Una bozza, formulata dall'area Cabras-Fadda, è già circolata. Nell'altra metà del gruppo c'è però chi ritiene che quel testo dica troppo, per essere un documento scritto dai consiglieri e non da un organo del partito. Se il dualismo interno dovesse permanere, anche la navigazione in aula della legge urbanistica (e, poco più avanti, della manovra finanziaria) potrebbe correre dei rischi. Già sulla mozione di censura all'assessore Foddis i consiglieri vicini a Cabras e Fadda hanno fatto capire - pur votando nella stessa maniera degli altri - che le loro decisioni non sono scontate.