Negli anni del fascismo il monumento fu tagliato in due per realizzare la Domiziana Pozzuoli. Fu lo stadio dei primi Giochi del Mediterraneo. Atleti di tutte le sponde approdavano qui, nel cuore dei Campi Flegrei, per battersi in una cornice smagliante di marmi pregiati, fregi, opere d'arte, statue d'incomparabile valore, in una cornice ambientale mozzafiato, sulla collina più spettacolare dell'antica Puteoli. Fu il gioiello architettonico dedicato dall'imperatore Antonino Pio, negli anni successivi al 138 dopo Cristo, al suo predecessore Adriano, appassionato filosofo e poeta, come nessuno innamorato dei mitici Campi ardenti. Ieri mattina l'inaugurazione del complesso archeologico, dopo tre anni di restauro per riportare all'originale splendore i percorsi affollati dai ricchi e dai potenti di quel tempo. «Con il recupero di una struttura tanto bella e importante si completa il processo di rilancio del grand tour flegreo», ha osservato il soprintendente ai beni archeologici di Napoli e Pompei, Pier Giovanni Guzzo, aprendo la breve cerimonia inaugurale (insieme con il governatore della Campania Antonio Bassolino, l'assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta, il sindaco di Pozzuoli Pasquale Giacobbe, Costanza Gialanella, responsabile della soprintendenza per l'area flegrea). Recupero elettrizzante, ma soltanto iniziale, a metà, considerando la situazione complessiva del monumento, che negli anni del regime fascista fu letteralmente massacrato, tagliato in due, per lasciare spazio alla nuova strada domiziana. «Uno scempio inaudito: l'arteria fu progettata ed eseguita in modo da tranciare obliquamente lo stadio di Antonino Pio - son parole di Guzzo - a completamento dell'opera di saccheggio continuata nel corso dei secoli». L'ingresso dello stadio, costruito secondo i parametri «alla greca», aveva l'ingresso principale rivolto verso Baia, meta preferita dell'imperatore Adriano. Dopo il ritorno all'originale splendore del primo, maestoso edificio (grazie a un fondo di cinque milioni concessi dalla Regione attraverso i piani europei) l'operazione dovrà essere completata con una seconda campagna di scavi a valle dell'attuale carreggiata automobilistica. E si pensa al collegamento dei due complessi archeologici attraverso un cavalcavia prezioso per la funzionalità turistica del sito storico. Bassolino ha confermato l'impegno della Regione anche per la seconda fase. «Sui Campi Flegrei abbiamo investito davvero tanto, negli ultimi anni, dal Rione Terra al parco di Cuma al museo di Baia: completeremo i piani di valorizzazione del centro puteolano». L'assessore Cascetta, inoltre, ha preannunciato per il 2011 l'apertura della nuove stazioni della ferrovia Cumana, che diventerà un vero e proprio metrò della cultura. Qualche problema, immediato, c'è per consentire agli appassionati di visitare nei prossimi giorni l'antico stadio puteolano. Guzzo non aveva nascosto le preoccupazioni per le carenze di custodi e personale tecnico, negli ultimi giorni. Una prima soluzione «temporanea», come al solito, è stata già annunciata: fino al 16 novembre la Scabec (società campana pubblico-privato per la gestione dei beni culturali campani) organizzerà visite guidate per gruppi non superiori alle trenta persone nei soli giorni di fine settimana, prenotazione obbligatoria, sul modello dei percorso nel dedalo del Rione Terra. Poi si vedrà, ma sbarrare anche qui i cancelli della storia sarebbe imperdonabile.