Il ministro punta il dito in particolare contro il "San Carlo" e chiede più trasparenza nei costi ma è già bufera Il ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta, che ha concluso l'ultima sessione del "Ravello Lab", se l'è presa tra l'altro con i «polverosi musei-depositi, dove l'assenteismo del personale può arrivare al 50, con l'appiattimento burocratico nella loro gestione» e «con enti lirici trasformati in centri di spesa inefficienti e clientelari nei quali non c'è trasparenza e non si giustificano gli occupati». Utilizzando le categorie di Marx, il ministro ha detto che «la cultura può trasformarsi da sovrastruttura in struttura, diventando un centro attrattore di flussi economici e commerciali». Questo obbiettivo, però, stride con i «polverosi musei-depositi» e con «enti lirici trasformati in centri di spesa inefficienti e clientelari». In particolare, Brunetta punta il dito contro il "San Carlo" «un teatro lirico commissariato che sceglie di aprire la stagione con il "Parsifal", l'opera più costosa» destinata a un pubblico «a volte ignorante oppure dedito alla rappresentazione di sé». «Piuttosto che chiudere una scuola, io chiuderei il Fus (Fondo unico per lo spettacolo) aggiunge Brunetta mentre c'è chi chiede un adeguamento ai costi dei biglietti dei teatri lirici: «La borghesia paga il 20 del costo dello spettacolo se va a vedere l'opera, mentre l'operaio la partita se la paga». E sottolinea: «Diciamo la verità, questa cultura è attualmente un pannolone un po' indecente, con il quale si coprono rendite personali, mentre dalla cultura dovrebbe nascere una buona economia». « Non è la prima volta che il ministro Renato Brunetta attacca gli enti lirici. Ma sbaglia, perché fa di tutte le erbe un fascio» replica a caldo Sandro Malatesta, segretario Fials (Federazione lavoratori dello spettacolo). Brunetta «spara nel mucchio, con frasi che fanno titolo sui giornali ma non guardano il problema» aggiunge invece Maurizio Roi, presidente della Fondazione Toscanini e vicepresidente dell'Agis. «Le affermazioni che ha fatto sono totalmente assurde sottolinea il vicepresidente della commissione cultura del Senato, sen. Vincenzo Vita (Pd). La Uil Beni culturali pretende le scuse da parte del ministro mentre Matteo D'Amico, compositore e ex direttore artistico del Comunale di Bologna, sostiene che «la situazione dei teatri lirici è grave, il problema esiste, non si tratta però di tagliare fondi, ma di avere il coraggio di intervenire seriamente con gli strumenti legislativi necessari a farli funzionare». «Credo che il ministro Brunetta non conosca i musei, se vuole sono pronto ad accompagnarlo per quelli del suo Veneto» ha infine detto il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, già ministro dei Beni culturali nel governo Dini.
SALERNO - Nel mirino di Brunetta alcuni enti lirici e musei
Il ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta ha concluso la sessione del "Ravello Lab" criticando i musei-depositi e gli enti lirici per l'assenteismo del personale, l'appiattimento burocratico e la mancanza di trasparenza. Ha specificamente attaccato il "San Carlo" teatro lirico, che ha aperto la stagione con l'opera più costosa "Parsifal". Brunetta ha anche criticato la cultura per essere un "pannolone indecente" che copre rendite personali. Il ministro ha fatto dichiarazioni critiche anche nei confronti degli enti lirici, ma il segretario Fials, Sandro Malatesta, lo ha criticato per aver "spara nel mucchio".
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