È la prima volta che un alto funzionario del Ministero per i Beni Culturali ammette che è in pericolo la tutela dello Stato sul nostro patrimonio artistico. Dice il segretario generale Giuseppe Proietti: «Oggi non è possibile, sulla base delle informazioni di cui siamo in possesso, affermare con certezza che sarà lo Stato a garantire l'esistenza di un sapere al servizio della teoria e della prassi della conservazione programmatica. È tutto nelle mani della politica». L'occasione arriva durante la tavola rotonda organizzata dalla Fondazione «Napoli Novantanove», a Roma nella sede della stampa estera, sul ventennale del restauro dell'Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona a Castel Nuovo che divenne una sorta di simbolo del «Rinascimento napoletano». Il degrado seguito a quel restauro ha posto il problema della conservazione programmata del patrimonio artistico e culturale, con le analisi di Caterina Bon Valsassina, direttrice dell'Istituto Centrale del Restauro, Giorgio Bonsanti, docente di Storia e Tecniche del Restauro all'Università di Pisa, Roberto Cecchi, direttore generale per i Beni Architettonici e storico artisti del ministero, Salvatore Settis, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Nicola Spinosa, soprintendente per il Polo Museale Napoletano, e Mirella Stampa Barracco, presidente della Fondazione «Napoli Novantanove». Il soprintendente Spinosa: «Si produce dieci per vedere distrutto cento. Il restauro fa audience, richiama l'attenzione. Ma ancora più importante è la conservazione. Bisogna considerare che i restauri sono invasivi, come un intervento chirurgico su una persona anziana. Dopo l'operazione va praticata una terapia di mantenimento. E questa terapia è la conservazione. Ha bisogno della certezza delle risorse». Certezza delle risorse? Da qui al 2011 il bilancio del ministero prevede tagli per un miliardo di euro (stime che si triplicheranno nel 2011) e si calcola che, per quella data, il 95 per cento del gettito servirà soltanto a pagare gli stipendi ministeriali. Con uno striminzito 5 per cento, quali certezze delle risorse si avranno? A poco vale parlare di memoria, di unità mediterranea, come dice Spinosa, della storia di questo Paese unica, sopra un mare temperato. Valori che, nella politica e nell'economia, si frantumano. Si perde la proposta di Cristina Bon Valsassina, che suggerisce per la conservazione delle eccellenze nazionali di «incastrare fra capitoli diversi del bilancio piccole cifre», o quella di Cecchi di «riservare parte delle risorse per i restauri (per larga parte proveniente da sponsor privati di fondazioni bancarie, ndr) al mantenimento del bene». Su tutto pesano i tagli del decreto Tremonti, che ha tolto finanziamenti allo Stato ma non alle Regioni in nome del federalismo fiscale e costituzionale. «Il tentativo è di delegittimare e depotenziare le soprintendenze. - dice Settis - Mi insospettisce l'ipotesi di spazzare via la procedura ordinaria a favore di quella straordinaria». Si riferisce al commissariamento di Pompei, alla ventilata ipotesi del commissariamento di Venezia e a un provvedimento di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, per avocare al Comune la tutela dei beni culturali statali della Capitale. Tra l'altro, contare sulle fondazioni bancarie come sponsor per interventi sui beni culturali significherebbe anche allargare ulteriormente le forbici fra Sud e Nord. Nel Meridione ci sono pochi soldi e poche fondazioni bancarie, meno del 5 per cento. Il 70 per cento si concentrano nel Settentrione, il resto nel centro dell'Italia. «In questo panorama, le regioni del Sud sarebbero altamente penalizzate», dice Settis. Riguardo alla tutela dei nostri beni culturali, la Costituzione, articolo 9 dice: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Repubblica nel senso di cittadinanza intera.
CAMPANIA - L'Arco, dopo il restauro il deserto
Il segretario generale del Ministero per i Beni Culturali, Giuseppe Proietti, ha affermato che la tutela dello Stato sul patrimonio artistico è in pericolo. Il problema della conservazione programmata del patrimonio artistico e culturale è stato discusso durante una tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Napoli Novantanove. I partecipanti hanno sottolineato l'importanza della conservazione e della tutela dei beni culturali, ma hanno anche espresso preoccupazioni per la mancanza di certezza delle risorse per questo scopo. Il ministro del Bilancio, Roberto Cecchi, ha affermato che il 95% del gettito del ministero verrà utilizzato per pagare gli stipendi e che ciò renderà difficile la conservazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo