Affossati da una parte della maggioranza, ma salvati da una parte dell'opposizione. Davide Croff e Giuliano Urbani sono legati a un doppio filo. Per il primo è in gioco la poltrona di presidente della Biennale, per il secondo il giudizio politico sul tormentato iter di trasformazione dell'ente in fondazione. Oggi alle 14 la commissione cultura della Camera dovrà votare il gradimento alla nomina indicata dal ministro, dopo che al Senato era giunta una bocciatura. Si tratta di un voto consultivo e Urbani ha già detto che andrà avanti con Croff comunque. È chiaro, però, che un insediamento senza il placet dei due rami del Parlamento lascerebbe qualche strascico. E ieri il ministro, a margine della consegna dei premi "De Sica" al Quirinale, ha precisato che una nuova bocciatura lo infastidirebbe. «Non so cosa accadrà in commissione - ha spiegato - anche perché non posso escludere fibrillazioni in un momento in cui tutte le votazioni non sono tranquille. Certo sono dispiaciuto quando capitano infortuni, ma non mi aspetto un ulteriore irrigidimento». Parole pronunciate in tarda mattinata, prima della riunione che il ministro ha avuto con la sua maggioranza in serata. Un vertice che dovrebbe essere servito a evitare sorprese, che comunque non mancheranno ugualmente. Ad esempio Vittorio Sgarbi (Forza Italia) ieri ha manifestato ancora una volta la sua posizione: «Voterò... voterò in un certo modo e spero di non essere nemmeno il solo. Spiegherò ancora una volta le ragioni per cui non accetto l'accordo sottobanco tra Urbani e il sindaco di Venezia, Paolo Costa. Un patto che ha leso l'autonomia della Biennale». In attesa di vedere come si comporteranno in piena verifica di maggioranza gli altri deputati azzurri - ma anche gli esponenti di Udc, Lega Nord e An - Urbani troverà inatteso sostegno da una parte dell'opposizione. Infatti, se i nove deputati Ds voteranno contro, la Margherita, che in commissione conta 6 deputati, si esprimerà a favore: «È un atto di stima verso Croff», ha spiegato Andrea Colasio. Ma guai a pensare che la Margherita voglia promuovere la scelta di Urbani per non mettere in crisi il "suo" sindaco Paolo Costa, che ha condiviso con il ministro la nomina del banchiere veneziano, al punto che a Venezia si parla di "patto" consolidato anche grazie alla mediazione di Daniel Berger, consulente culturale tanto del sindaco quanto di Urbani. Colasio, ieri, ha negato "inciuci" e pressioni sul voto in aula. «Assolutamente non ci sono stati condizionamenti - ha replicato deciso il deputato della Margherita - Il sindaco di Venezia è stato di grande correttezza, non si è mai intromesso nelle questioni parlamentari». In questa fase intanto i dipendenti della Biennale lamentano la paralisi dell'istituzione e temono l'arrivo di un commissario governativo. La programmazione è ferma, l'attività si sta limitando all'ordinaria amministrazione e ci sono fatture e contratti che non possono essere firmati perché manca il presidente. L'ormai ex direttore della Mostra del cinema, Moritz de Hadeln, è a Berlino per il festival tedesco e, pur avendo avuto una consulenza di tre mesi che scadrà a fine marzo, di fatto non può lavorare, anche se viene pagato.