La sentinella di pietra che protegge Gangi Fatti veri e inventati dentro la bottiglia «Sei stato il mio battezzatore affettuoso e deciso»: così Salvatore Quasimodo scriveva con gratitudine costante al suo amico dinfanzia Salvatore Pugliatti, compagno di scuola e di giochi nella Messina della ricostruzione dopo il Terremoto del 1908, ricca di tanti fermenti culturali che coinvolgevano anche il giovane La Pira. Si deve a Luigi Ferlazzo Natoli, tributarista messinese lontano parente del Natoli de I Beati Paoli, la biografia di questa figura di umanista a tutto tondo, tra i massimi giuristi italiani del secondo Novecento, appassionato cultore e promotore di iniziative artistiche e letterarie, guida del circolo dellOspe, nonché ideatore della celebre mostra Antonelliana di Messina del 1953. Un volume - titolo: Nel segno del destino. Vita di Salvatore Pugliatti - ricco di informazioni, illustrazioni, elenchi bibliografici che permettono di offrire un quadro alle vicende di questo grande intellettuale che riuscì a fare della Messina del secondo dopoguerra una città davanguardia aperta al mondo. Il libro è stato presentato allo Steri di Palermo da Piero Violante e Gioacchino Lanza Tomasi. La storia e i misteri di un restauro che ha riportato un monumento antico al suo originale splendore sono documentati in un testo dal titolo: La torre Ventimiglia della città di Gangi scritto da Maurizio Rotolo e Paolo Mattina con testi di Fausto Randazzo, Silvia Dandria, Luigi Guzzo, Pietro Corrao, Pietro Lo Franco. Un racconto attraverso testi, fotografie, tavole e dettagli tecnici, che mettono a nudo le modifiche strutturali effettuate nei vari anni, alcune per consolidarne la stabilità altre per migliorarne la funzionalità. Ma principalmente è una disanima sul contesto storico, politico e culturale dellepoca tra scontri feudali e guerre sanguinose. Secondo gli studiosi dellepoca la Torre costruita, per volere di Francesco I Ventimiglia, nel XIV secolo è stata definita «sentinella di pietra». Un avamposto a guardia del prezioso centro storico dellabitato abbarbicato sul monte Marone ed eretta probabilmente a simbolo di potere e supremazia. Il volume edito dalla Provincia regionale di Palermo, é curato dalla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali. «In breve, mi piacerebbe che un libro avesse la scioltezza di presentarsi come discorso: battaglia e, insieme, arma, strategia e urto, lotta e trofeo o ferita, congiunture e vestigia, incontro irregolare e scelta irripetibile». Ci pare sia stato con un senso preciso che Domenico Claudio Zarcone abbia voluto aprire con questa epigrafe di Michel Foucault il suo Il tempo nella bottiglia. Precisando altresì, fin dallinizio, che nel suo scritto, non unautobiografia in senso assoluto, egli ha "lastricato" il processo narrativo di episodi veri e di altri un poco inventati. Avvenimenti, questi ultimi, che però finiscono inevitabilmente per costituire la somma algebrica di costumi e fatti verosimili. E ciò nel susseguirsi accattivante di eventi vissuti personalmente da Zarcone «nel segno del viaggio e dellavventura» e di altri raccontati da credibili testimoni che, nel Sessantotto e negli anni successivi, certi accadimenti li vissero davvero in presa diretta. Curiosamente esemplare, in copertina, il portfolio di immagini relative ad un periodo assolutamente unico del secolo breve.