Scavò vicino la Venere Ericina, ai Runzi e pubblicò a Firenze i risultati dei suoi studi peppe occhipinti Erice . Si è celebrata anche a Trapani, come in altre cinquanta città d'Italia, la «Giornata nazionale degli Amici dei Musei» con un omaggio al Conte Agostino Pepoli, fondatore del Museo che porta il suo nome. Particolarmente significativo il luogo prescelto. Il giardino delle Torri del Balio di Erice, all'interno del Castello Normanno acquistato dal Conte nel 1872 e da lui restaurato «sul gusto antico». Di Agostino Pepoli ha parlato Maria Luisa Famà, relazionando sull'interesse per l'archeologia del munifico gentiluomo trapanese, nato nel 1848 e morto nel 1910, all'età di sessantuno anni; qualche mese dopo l'apertura del museo insediato nei locali dell'ex convento carmelitano della Madonna di Trapani. L'attività di archeologo viene dal Pepoli avviata intorno ai suoi vent'anni, fresco di studi. Campo di scavo il terreno attorno al santuario della Venere Ericina nel fondo del burrone dei Runzi, dove per centinaia e centinaia di anni erano stati buttati i rifiuti del luogo di culto celebrato in tutto il Mediterraneo. Il Nostro arriva però buon ultimo perchè già dal 1500 era stato concesso alla popolazione il permesso di scavare in quel «butto» e vi erano stati rinvenuti idoletti votivi in bronzo e perfino in oro, vasi greci e frammenti ceramici frammisti a resti di pasti stratificati nei secoli. Il risultato dei suoi scavi sono 3810 anse di anfore, di cui 800 con bollo che ne attesta la provenienza. Tra queste, ben ottocento vengono da lui studiate ed il risultato viene pubblicato a Firenze nel 1885 dalla casa editrice Galletti e Poggi. Si tratta di un lavoro «più che dignitoso» a giudizio della Famà, archeologa professionista e direttrice del Museo Pepoli, impegnata in questi mesi a coordinare i lavori di restauro della nuova sezione archeologica del museo trapanese le cui sale, dopo anni di chiusura, verranno riaperte a dicembre. Molti dei reperti che torneranno visibili dalle vetrine provengono dalla collezione Pepoli, altre dalla collezione Hernandez, avviata dal conte ericino Francesco Hernandez, imparentato con i Sieri Pepoli e poi proseguita dal nipote (stesso nome), anche lui divorato dal fuoco della ricerca archeologica condotta in concorrenza con il cugino Agostino. L'Hernandez faceva parte di quel circolo intellettuale costituito dal Pepoli che comprendeva importanti studiosi di fama nazionale ed internazionale di formazione illuminista. Gli interessi del Pepoli in campo intellettuale erano ampi e diversificati. Spaziavano dalla musica all'architettura, alla scultura. Suo autoritratto è il busto marmoreo che accoglie chi entra nel museo ed alle sue cure di appassionato naturalista si deve il giardino di pini, frassini e lecci che circonda la cima del Monte in un verde abbraccio e la sistemazione della Villa Pepoli prospiciente il Museo, bella come il giardino dell'Hotel Mamounia di Marrakesh. Suo è anche il progetto del cosiddetto Villino Pepoli, l'articolata costruzione con torretta che si erge su uno sperone roccioso nel boschetto dei Runzi, aperto a nord del Balio ad anfiteatro sul golfo di Bonagia e Pizzo Cofano. Diventato uno dei simboli della città della Vetta. Agostino Pepoli era cresciuto in una famiglia di plurisecolare ricchezza patrimoniale e vasti interessi culturali. Comune a molti membri della famiglia fu l'amore per le arti e le antichità. Il padre di Agostino, conte Riccardo Pepoli, donò nei primi anni dell'Ottocento l'intero isolato del San Giacomo alla Biblioteca Fardelliana. Lo zio Michele, fratello del padre, aveva raccolto nella sua casa di Palermo molte opere acquistate nel mercato antiquario tra cui quel bozzetto in bronzo del Serpotta e la quattrocentesca Madonna Pepoli, lasciati in eredità ai nipoti ed oggi nelle collezioni del Museo. La celebrazione del conte mecenate segna la prima manifestazione pubblica dell'Associazione Amici del Museo Pepoli di Trapani, di recente costituzione, come ha tenuto a sottolineare nell'introduzione ai lavori, Anna Maria Precopi Lombardo, presidente dell'organizzazione.
SICILIA Il conte Agostino Pepoli archeologo
Il conte Agostino Pepoli ha celebrato la Giornata nazionale degli Amici dei Musei con un omaggio al suo nome. Il museo è stato inaugurato nel 1872 e il conte ha restaurato il Castello Normanno acquistato nel 1872. Il conte ha anche condotto scavi archeologici vicino alla Venere Ericina e ha pubblicato i risultati dei suoi studi. Il museo ha una collezione di reperti archeologici, tra cui vasi greci e frammenti ceramici. Il conte era un mecenate e ha donato opere d'arte alla Biblioteca Fardelliana. La celebrazione del conte segna la prima manifestazione pubblica dell'Associazione Amici del Museo Pepoli di Trapani.
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