L'intervista. L'assessore comunale alle Politiche culturali sui writers «Chi sporca i monumenti deve essere punito con rigore ma si può pensare a committenze pubbliche nei luoghi degradati» «Bisogna trovare il giusto equilibrio tra repressione dei vandali e rispetto delle nuove forme d'arte». Umberto Croppi si inserisce da protagonista nel dibattito sulla lotta a «graffito selvaggio». Proprio quando il Governo sta pensando a un decreto legge ad hoc, l'assessore comunale alle Politiche culturali chiede maggiore severità e rigorosi controlli sul territorio. Assessore Croppi, cosa pensa del dilagante fenomeno del graffitismo sui muri della nostra città. Si tratta di artisti o vandali? «Bisogna fare un'importante distinzione tra chi sporca i monumenti e chi, invece, si esprime in spazi degradati». Se il luogo è discriminante, quali sono le zone off-limits? «Ci vuole la massima severità con chi imbratta monumenti, proprietà private o grandi su-perfici utilizzate come finitura per strade e ferrovie». In questi casi quali provvedimenti adottare? «Quando le scritte costituiscono un danno è necessario applicare le sanzioni già vigenti. Esiste un reato di danneggiamento che va perseguito con rigore, fino al carcere se necessario. Senza dimenticare l'importanza di effettuare maggiori controlli sul territorio per potenziare l'opera di prevenzione da parte delle forze dell'ordine». Non crede si potrebbe agire anche attraverso la protezione diretta dei monumenti? «Sì. Sono favorevole all'utilizzo di tecniche quali vernici speciali da applicare sulle superfici più delicate». Da cosa nasce il bisogno di usare bombolette spray per comunicare? «È una forma di ribellismo e clandestinità. Oggi, però, per far sentire la propria voce ci sono mezzi più potenti e penetranti come internet. Tutto questo senza dimenticare che, in alcuni casi, i writers riescono anche a svolgere un'opera di riqualificazione urbana». Secondo lei allora esiste anche un altro lato della medaglia? «Ci sono angoli della nostra città così degradati che anche i murales possono servire a rivitalizzarli». A quali aree sta pensando? «Ad esempio ai muri abbandonati a se stessi o alle pareti libere e inutilizzate. Anche se non serve mettere a disposizione aree ben precise». Cosa si può fare per dare sfogo al volto sano della creatività? «Si può arrivare anche a forme di committenza pubblica, come accade in molte altre grandi città del mondo». Come si faceva nella prima metà del Novecento? «Perché no. È una questione di tecniche. L'affresco rispondeva alle esigenze dell'epoca. Oggi ci sono le bombolette spray che rappresentano una possibilità in più. Chissà, magari se Sironi fosse ancora vivo, le avrebbe sperimentate anche lui».