Chiesti chiarimenti su tutto l'iter al Campidoglio, al ministero e alle soprintendenze La Corte del conti ha acceso un faro sul parcheggio del Pincio e ha inviato le lettere con richieste di «chiarimenti» La Corte dei conti indaga per «danno erariale» sul parcheggio del Pincio. E ha inviato una richiesta di chiarimenti al Campidoglio, al ministero dei Beni culturali e alle sovrintendenze archeologiche. «C'è una richiesta di informazioni, non ancora un procedimento - spiega Luciano Marchetti, il direttore regionale del Lazio del ministero dei Beni culturali -. La Corte dei conti ha chiesto i chiarimenti preliminari per decidere se avviare o meno un'istruttoria. Diciamo che c'è "attenzione" - aggiunge -con una richiesta che è arrivata ai vari uffici del ministero». Il fascicolo è stato dunque aperto. E la procura del Lazio ha chiesto «lumi», con tre distinte lettere, al Campidoglio, al ministero dei Beni culturali e alla Sovrintendenza dei Beni archeologici di Roma. L'indagine riguarderebbe tutto l'iter del parcheggio, non solo la decisione «politica» di Gianni Alemanno dell'11 settembre di abbandonare il progetto e quindi la «mancata costruzione». Gli accertamenti sarebbero, infatti, iniziati dopo che Italia Nostra ha presentato un esposto alla magistratura contabile e all'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Per l'associazione ambientalista l'ipotesi di danno erariale si configura nei risvolti di una «triplice irregolarità» che riguarderebbe «l'approvazione del progetto definitivo, la procedura di valutazione di impatto ambientale e le modalità delle gare di appalto». Secondo l'ingegnere Antonio Tamburrino, curatore del rapporto di Italia Nostra sul parcheggio del Pincio e firmatario della denuncia assieme a Carlo Ripa di Meana, tutto l'iter approvativo del progetto, sarebbe stato caratterizzato da «errori, carenze, forzature e contraddizioni». Le perplessità degli ambientalisti nascono dai risultati dei saggi preliminari del 2004, quelli condotti dall'archeologo americano Allan Chin e dai quali «sono emersi gli inequivocabili resti di una domus. Sia la Soprintendenza statale che quella comunale - si legge nell'esposto consegnato al vice procuratore del Lazio Maurizio Zappatori - nell'esprimere i loro pareri alla conferenza dei servizi del 2005 avevano piena coscienza che il Pincio potesse essere uno scrigno archeologico, tanto da mettere in guardia che il "progetto definitivo" poteva subire modifiche "anche sostanziali"». E ieri mattina i tecnici delle sovrintendenze e dell'Atac hanno effettuato un sopralluogo agli scavi sul piazzale per decidere come e quando avviare la copertura, ormai data per scontata, dei reperti archeologici. Finiti i rilievi e gli studi si pensa anche a un video per conservare meglio la «memoria» dei ritrovamenti e in qualche modo, sia pure così «valorizzarli». Ma i «danni erariali» e i costi sia degli scavi che della loro ricopertura rischiano di essere notevoli: dovranno, infatti, essere riportati i circa 20 mila metri cubi di terreno che è stato tolto in modo da non danneggiare quanto trovato, oltre a riportare i busti adeguatamente restaurati sul piazzale. Solo per gli scavi il costo è calcolato in circa tre milioni di euro, e «ritombare» potrebbe costare oltre un milione, con almeno due mesi di lavori. E se la Corte dei Conti valuterà anche i mancati introiti per l'Atac perché il parcheggio non si fa più, sono da mettere in contro altri 30 milioni di euro.