I successi della diplomazia culturale? Potrebbero diventare un ricordo, schiacciati dalla vendita all'asta, il prossimo 15 ottobre a Londra, di capolavori d'archeologia della collezione Symes, in larga parte strappati all'Italia. L'ex ministro dei beni culturali Rutelli parte all'attacco del suo successore Bondi, accusato di non prendere «iniziative sufficientemente attive». E chiede conto della trattativa riservata che da oltre un anno il ministero italiano sta conducendo con i liquidatori fallimentari dell'antiquario londinese per riavere indietro centinaia di pezzi. «Non c'è più tempo», sottolinea Rutelli, è passato più di un anno da quando l'Italia ha chiesto la restituzione di centinaia di opere della sterminata collezione Symes (tra i 16 e i 17 mila pezzi) e il negoziato avviato in segretezza il 25 maggio 2007 su sua iniziativa «è fermo a un binario morto». Mentre fra pochi giorni a Londra, alla casa d'aste Bonhams, ci sarà la vendita, che potrebbe coinvolgere anche qualcuno dei pezzi reclamati dall'Italia. La replica di Bondi: Rutelli conosce i fatti: falliti i tentativi di accordo, «saremo stretti ad avanzare la richiesta di restituzione innanzi alla magistratura inglese». La storia della collezione Symes, l'antiquario che ha commercializzato pezzi unici e recentemente riconquistati dall'Italia come la Venere di Morgantina o il Volto d'avorio, è un grande giallo internazionale. Una vicenda che comincia negli anni '70, quelli della grande razzia per l'Italia di ricchezze archeologiche. In quel periodo Symes era uno dei pochi mercanti internazionali attraverso i quali passavano le opere dirette ai musei di tutto il mondo. Nel 2005 il fallimento, dopo anni di disgrazie, dalla morte del compagno Christo Michaelides (i cui eredi ottennero metà dei suoi beni) alla prigione.