I residenti della città delle acque a favore del recupero delle residenze di Anteros ed Heraclio CASTELLAMMARE DI STABIA - "E' un dispiacere vedere quei resti di antiche ville romane sepolti dalla erbacce e lasciati all'incuria e all'abbandono. Signor Ministro salvi le ville di Anteros ed Heraclio". L'appello viene dalla voce dei cittadini di Castellammare di Stabia stanchi di vedere i propri siti archeologici trattati come scavi di seconda categoria. Niente fondi per la messa in sicurezza dei resti della "Villa di Anteros ed Heraclio", dunque. Tegole, pezzi di mura, pavimento e pareti intonacate. Rinvenuti un anno fa e di nuovo sepolti da cespugli e terreno al rischio delle intemperie. Si tratta della quinta villa romana situata nella zona di Varano, all'epoca a pochi metri da villa San Marco. Una scoperta che fu del tutto casuale avvenuta a seguito di un'operazione di scerbatura commissionata dall'assessorato all'ambiente del comune di Castellammare di Stabia. All'epoca dei fatti, bastò solo una semplice pulizia del costone di Via Passeggiata Archeologica (conosciuta dai residenti come Varano), per riscoprire il pavimento e le mura della villa di cui si credevano persi i resti. Alla pulizia sarebbe dovuta seguire una messa in sicurezza, ma a quanto pare nessuna istituzione competente è riuscita a rispettare il vincolo archeologico. Se si percorre la strada, e ci si ferma proprio di fronte i campetti di calcio, spostando parte della vegetazione, un po' più su del livello stradale si possono ammirare quei resti dipinti ancora di rosso. "Ricordo molto bene quella scoperta - afferma Raffaele Longobardi assessore comunale all'ambiente - e per metterla in sicurezza occorrono fondi che il portafoglio del settore ambientale non possiede". Già a far parte dello stesso settore anche la questione rifiuti, che con la partecipata comunale pare abbia assorbito buona parte dei fondi comunali destinati all'ambiente, riducendo il budget del settore. "Ma quei resti non verranno abbandonati - continua Longobardi - stiamo effettuando uno studio. Nello studio si sta valutando l'ipotesi di un collegamento archeologico tra il centro della città e la zona collinare di varano, ed è in quest 'ambito che intendiamo porre in sicurezza i resti della quinta villa di Stabile, ma il tutto sarà inserito nel piano delle opere pubbliche e se tutto continuerà, ad avere esiti positivi entro fine anno potremo far partire il bando per l'eventuale messa in sicurezza ". Diversamente invece fa sapere il portavoce del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo "La scoperta è stata trattata secondo le procedure dell 'Icr (istituto centrale di restauro); i resti sono stati scavati per motivi di studio, e poi ricoperti per mancanza di protezioni idonee a tenerli in luce". Ed è proprio l'Icr a creare nuovi dissensi nella città delle acque. Motivo di orgoglio per il nostro Paese è da sempre la competenza e l'alta preparazione sui temi del restauro sia nel campo teoricopratico sia nel campo didattico, che lo hanno reso leader nel mondo. E' su queste basi che sono state approntate dal 2006 le modifiche legislative che hanno portato all'istituzione dell'Iscr -Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (già noto come l'Istituto Centrale per il Restauro), che rendono oggi possibile la creazione di sedi distaccate della prestigiosissima Scuola di Alta Formazione e Studio dell'Istituto stesso, fondata a Roma nel 1944 da Cesare Brandi. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal 2006, nell'ambito del più vasto e complesso progetto di riassetto degli Istituti centrali e scuole di restauro, ha scelto Matera quale città ideale per l'apertura della prima sede distaccata, soprattutto per il suo valore culturale e per la sua posizione strategica nel Mezzogiorno e nel bacino del Mediterraneo. Matera, dunque, sarà la sede del centro di alta specializzazione. Intanto la Reggia di Quisisana - recuperata proprio per ospitare un centro di eccellenza del restauro -attende.
Castellammare di Stabia. "Signor Ministro, salvi le ville di Varano"
I residenti di Castellammare di Stabia lamentano che i resti di due ville romane, Anteros e Heraclio, siano stati lasciati all'incuria e all'abbandono. I resti furono scoperti durante un'operazione di scerbatura e furono successivamente sepolti di nuovo. I cittadini chiedono fondi per la messa in sicurezza dei resti, ma il comune non ha i fondi necessari. L'assessorato all'ambiente del comune ha effettuato uno studio per valutare l'ipotesi di un collegamento archeologico tra il centro della città e la zona collinare di Varano, ma non ci sono fondi per la messa in sicurezza.
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