L'accusa: Comune e Soprintendenza non si parlano Il Comune aveva detto «sì». Ma la soprintendenza, inflessibile ha risposto «no». Quei quattro gazebo non possono restare a piazzetta Rodinò, perché, pur essendo regolarmente autorizzati dal Palazzo San Giacomo, sono tuttavia privi dell'indispensabile nulla osta della soprintendenza. E diversamente dal sequestro del primo settembre, questa volta per i proprietari di tre dei quattro gazebo della discordia, «Gran Caffè Cimmino», «Orange» e «Coco Loco» (per Rodinò 28 un piccolo ritardo burocratico ha evitato per ora i sigilli) è sfumata anche l'ultima possibilità di continuare ad esercitare grazie alla «facoltà d'uso» inizialmente consentita. Ieri mattina, quindi, è andato in scena, con un folto numero di spettatori il preannunciato sequestro. Intanto alla Riviera di Chiaia venivano apposti i sigilli anche al gazebo del «Gran bar Riviera», uno dei locali della movida notturna napoletana. «Ma è tornato Berlusconi?», chiede incuriosita un'anziana passante vedendo i capannelli di persone in sosta davanti alle strutture mentre gli agenti della sesta unità operativa della polizia municipale, coordinati dal tenente Gaetano Frattini che, dopo aver notificato ai gestori la convalida del sequestro firmata dalla Procura, stavano apponendo i sigilli e, di fatto, sospendendo tutte le attività. Inutili i tentativi dei ristoratori, sostenuti nella loro battaglia da Valentina Ruggiero, l'esperta da loro nominata per rappresentarli nell'incontro svoltosi subito dopo il sequestro, con alcuni funzionari della soprintendenza. Intorno all'area sequestrata tutti i commercianti della piazzetta osservavano in silenzio. Poi qualcuno si lascia scappare un «mi spiace per loro, ma hanno invaso e oscurato la piazza e a noi non ci vede più nessuno, né passano per lo shopping». Molti commercianti da tempo avevano protestato oltre che per l'ingombrante presenza dei gazebo anche per l'assedio selvaggio delle auto parcheggiate ovunque. «C'è un'incompatibilità gestionale del territorio tra soprintendenza e Comune sull'apposizione dei vincoli - ha spiegato a fine incontro Valentina Ruggiero - Per la prima le strutture sono installate in una piazza di interesse storico-artistico, considerata bene culturale e per questo vincolata. La soprintendenza quindi a suo tempo richiese il rispetto del vincolo ma il Comune non ha mai risposto». I commercianti, durante l'incontro di ieri mattina, hanno comunicato a Giacomo Laudato, funzionario della soprintendenza, la loro proposta di preparare un unico progetto, adeguato alla piazza e rispettoso dei vincoli. «Ora - conclude Valentina Ruggiero - chiederemo al magistrato di valutare l'ipotesi di un dissequestro parziale in attesa del nuovo progetto». «Se non arriveremo ad una soluzione - incalza Attilio De Gais, titolare di Orange - resteremo chiusi e poi saremo costretti a licenziare i nostri dipendenti. E tante famiglie finiranno sul lastrico. È assurdo». Preoccupato per i risvolti occupazionali anche il presidente della Municipalità Fabio Chiosi. «Ancora una volta - ha detto - a pagare le conseguenze sono gli imprenditori. È ridicolo che il Comune non sappia che occorre il parere della soprintendenza. Speriamo in una soluzione rapida ma siamo convinti che non sarebbe accaduto se le occupazioni di suolo pubblico fossero gestite a livello locale dalla Municipalità». E Nino De Nicola, presidente delle Nuove botteghe dei Mille: «Per due enti che non comunicano tra di loro, rischiano serie conseguenze gli imprenditori che hanno investito moltissimo danaro per dotarsi di quelle strutture».
CAMPANIA - Chiaia, i sequestri convalidati dalla magistratura
Il Comune di Napoli ha autorizzato l'installazione di quattro gazebo nella piazzetta Rodinò, ma la Soprintendenza per i Beni Culturali ha rifiutato di autorizzare la loro permanenza, affermando che le strutture sono state installate in una piazza di interesse storico-artistico e sono quindi vincolate. I proprietari dei gazebo hanno sfumato l'ultima possibilità di continuare ad esercitare grazie alla facoltà d'uso inizialmente consentita. Ieri mattina, quindi, è andato in scena il sequestro dei gazebo, con un folto numero di spettatori. La polizia municipale ha apposto i sigilli alle strutture e ha sospenduto tutte le attività.
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