PATRIMONIO. A LONDRA VERRÀ BATTUTA LA COLLEZIONE DEL MERCANTE D'ARTE ROBIN SYMES I successi della diplomazia culturale potrebbero diventare un ricordo, schiacciati dalla vendita all'asta, il 15 ottobre a Londra, di capolavori d'archeologia della collezione Symes, strappati all'Italia che ha chiesto la restituzione di centinaia di opere della sterminata collezione Symes (tra i 16 e i 17 mila pezzi) e il negoziato avviato in segretezza il 25 maggio 2007 su sua iniziativa è fermo a un binario morto. La storia della collezione Symes, l'antiquario che ha commercializzato pezzi unici e recentemente riconquistati dall'Italia come la Venere di Morgantina (che tornerà in Sicilia nel 2010) o il Volto d'avorio, è un grande giallo internazionale. Una vicenda che comincia negli anni '70, quelli della grande razzia per l'Italia di ricchezze archeologiche. In quel periodo, Symes era uno dei pochi mercanti attraverso i quali passavano le opere dirette ai musei di tutto il mondo. Nel 2005 il fallimento, che arriva dopo anni di disgrazie, dalla morte del compagno Christo Michaelides deceduto accidentalmente e misteriosamente nel 1999 in un ristorante a Terni (in Umbria) dopo aver partecipato con Symes a una cena organizzata dai coniugi Levy White (i cui eredi con una battaglia legale ottennero metà dei suoi beni), e la prigione. Symes e Michailidis possedevano tra New York, Londra e Ginevra oltre trenta depositi d'arte, in tutto 17mila oggetti scavati illecitamente per un valore di circa 200 milioni di euro. I curatori fallimentari devono accertare l'autenticità dei suoi beni e lo fanno anche grazie alla commissione ministeriale italiana guidata dall'avvocato di Stato Maurizio Fiorilli, che ha esaminato alcuni dei 33 depositi di Symes e identificato un questo mare magnum di capolavori pezzi già fotografati dal mercante Giacomo Medici (condannato in primo grado in Italia a 10 anni di carcere). Da qui la richiesta e la delicata trattativa, ora ferma.